Quando il coworking diventa networking

Conosci il tuo vicino di scrivania?

C’è una scena che si ripete in quasi ogni coworking space del mondo: decine di persone con la testa china sul proprio schermo, cuffie alle orecchie, ognuna nel suo mondo. Eppure, a pochi metri di distanza, potrebbe esserci il tuo prossimo cliente, magari un europrogettista di Matera o un freelance potentino che ha già scalato il tuo problema.

Il coworking funziona come un piccolo villaggio professionale: ci si vede spesso, si costruisce fiducia nel tempo e quando arriva il momento di affidarsi a qualcuno, o di consigliarlo ad altri, il primo nome che viene in mente è quello della persona che conosci di persona. Per questo, uno spazio condiviso vissuto con la giusta apertura può cambiare concretamente il tuo percorso professionale.


Networking: una parola che un po’ si teme

Diciamolo: “fare networking” ha una pessima reputazione. Fa venire in mente fiere affollate, strette di mano forzate e biglietti da visita che finiscono in fondo a un cassetto.

Il networking in uno spazio condiviso è diverso perché è contestuale. Sei lì per lavorare, e proprio per questo le connessioni che nascono sono più autentiche, meno costruite, più durature. Si parte da una domanda, un commento, un caffè preso insieme alla macchinetta e quello che sembrava un incontro casuale diventa qualcosa di più, una collaborazione, o un progetto.


Come si costruisce una connessione reale (senza sembrare quello che distribuisce biglietti da visita)

Il segreto è smettere di pensare al networking come a una strategia e iniziare a vederlo come una conseguenza naturale dell’essere presenti, fisicamente e mentalmente.

  • Sii curioso: chiedi alle persone di cosa si occupano con genuino interesse, non per capire se puoi vendergli qualcosa. “Su cosa stai lavorando ultimamente?” è una delle domande più potenti che esistano. Le persone adorano parlare dei propri progetti.
  • Offri prima di chiedere: hai una competenza che potrebbe essere utile a qualcuno vicino a te? Condividila, senza aspettarti nulla in cambio. Un consiglio gratuito, un contatto, un articolo utile. Vale anche in modo più strutturato: identifica chi ha competenze complementari alle tue e proponi una collaborazione su un progetto specifico. Chi dà, tende a ricevere; non è filosofia, è semplicemente come funzionano le relazioni umane.
  • Frequenta gli spazi comuni: la scrivania isolata è produttiva, ma il divano in ingresso, l’area relax sono le aree in cui nascono conversazioni più profonde. Presentati ai vicini di scrivania, al community manager, alle persone che incontri durante i break. Bastano pochi minuti per creare un primo legame.
  • Partecipa agli eventi dello spazio: workshop, talk, aperitivi. Questi momenti abbassano il livello di formalità e facilitano contatti mirati. Molti spazi hanno anche gruppi WhatsApp o Facebook interni, canali preziosi per restare connessi anche fuori dall’orario di lavoro. Approfittane.

Il valore nascosto della community

Molti freelance e professionisti scoprono, dopo qualche mese in un coworking, che i loro migliori clienti o collaboratori non sono arrivati da campagne LinkedIn o da cold email, ma dalla persona con cui condividevano la stampante. Non è un caso.

E c’è anche un effetto meno ovvio, ma altrettanto reale: lavorare vicino ad altri professionisti motivati ha qualcosa di contagioso. La sensazione di isolamento che spesso accompagna il lavoro in autonomia si riduce, non perché qualcuno ti distragga, ma perché non sei più solo nel tuo mondo.


Open your mind

Non devi trasformarti in un networker seriale. Non devi conoscere tutti, partecipare a tutto, essere sempre “sul pezzo”. Basta essere aperto, ogni tanto alzare gli occhi dallo schermo e…rispondere a un sorriso! Il coworking ti dà la possibilità di costruire connessioni, un caffè alla volta.

Con chi hai parlato oggi nel tuo spazio di lavoro?

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