Crowdfunding: cos’è e come funziona?

Il termine inglese “Crowdfunding” (crowd=folla e funding=finanziamento) indica un processo collaborativo di un gruppo di persone che mette in comune il proprio denaro per sostenere sforzi di persone e organizzazioni.

Si tratta di un finanziamento collettivo che si può riferire ad iniziative di qualsiasi genere, come sostenere l’arte, la ricerca scientifica e perfino l’imprenditoria innovativa.

Alla base di questa collaborazione c’è una partecipazione finanziaria attiva di coloro che decidono di investire. Oggi è tra le forme più diffuse ed efficaci di finanziamento di progetti imprenditoriali e creativi.

Molti ritengono che l’origine del finanziamento collettivo è da ricercare già ai tempi della diaspora della comunità ebraica. È noto, infatti, che gli ebrei ricchi donavano fondi alla comunità per il sostentamento delle famiglie più povere e per il mantenimento degli studiosi.

Nell’era del digitale e dei social network, il crowdfunding permette di sostenere idee e iniziative che possono concretizzarsi in veri e propri progetti imprenditoriali.

Come funziona?

Una persona, un’azienda o una startup che ha bisogno di supporto economico per realizzare un determinato progetto, si rivolge ad una piattaforma di crowdfunding dove pubblica il progetto e stabilisce un obiettivo di raccolta.

Se l’obiettivo viene raggiunto il richiedente riceve i fondi e i finanziatori ricevono una “ricompensa” per l’investimento.

Le piattaforme più conosciute a livello internazionale sono Kickstarter e Indiegogo e permettono ai fundraiser di incontrare un ampio pubblico di potenziali finanziatori.

Multipotenziale: “Che lavoro vuoi fare da grande?”

Una delle domande a cui mi è più difficile rispondere è “Di cosa ti occupi?” Così come era difficile da ragazzina rispondere a “Che lavoro vuoi fare da grande?”

Il problema è che oggi, come allora, ho troppi interessi.

Ho provato a lasciar stare le passioni e gli interessi che altri mi dicevano essere inutili per la mia carriera. Ho cercato di darmi un’etichetta univoca che, in una manciata di parole, spiegasse chi sono e cosa faccio. Non ci sono mai riuscita.

Poi ho scoperto la parola “multipotenziale”.