In quante offerte di lavoro il “problem solving” è tra i requisiti richiesti? Ormai in tutte!
Ma cos’è? E perché è così importante?
Per definizione è l’attività intellettuale e cognitiva del pensiero umano che analizza una data condizione e cerca un modo per arrivare ad un’altra del tutto diversa.
Nella vita quotidiana di ognuno di noi, piccoli e grandi problemi ci fanno compagnia e li affrontiamo seguendo determinate strategie. Certo ci sono persone più attive e reattive, altre invece sono più riflessive e meno ingegnose perciò trovare una soluzione richiede più tempo e più fatica.
Cosa accade nell’ambito lavorativo?
Beh, se la nostra vita privata ci offre gratuitamente problemi grandi e piccoli, vi pare che l’ambiente lavorativo sia da meno? Assolutamente no!
I problemi e la soluzione di essi non sono di certo una novità. Anzi, hanno sempre accompagnato l’evoluzione dell’Uomo in ogni Era e in ogni scoperta; il fuoco esiste per risolvere il problema del freddo, la caccia per risolvere quello della fame… Ed è ciò che sta accadendo anche ora nella piena trasformazione digitale in cui il mondo sembra essere diventato sempre più caotico e complesso. Persone e aziende si muovono intorno alla soluzione di problemi e molto spesso la velocità con cui si trova una soluzione è decisamente fondamentale.
Ecco perché la capacità di problem solving è diventata una delle soft skills più richieste dalla maggior parte dei settori lavorativi.
Attitudine naturale o competenza da sviluppare?
Con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, l’industria 4.0 molti lavori ripetitivi e semplici saranno compiuti dalle macchine e non più dagli uomini. A loro saranno riservate le attività creative, intuitive e cognitive come il problem solving di cui non è fornito un robot.
Ci sono persone che hanno una naturale predisposizione nella risoluzione dei problemi, altre un po’ meno. Ma è possibile allenare questa abilità tramite metodi e strategie messe a punto per risolvere questo problema.


