Una novità assoluta nello studio e nella cura delle malattie dei coralli è il Cerotto smart. Un trattamento sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con ricercatori dell’Università di Milano.
Sono tante le iniziative di studenti e ricercatori italiani a sostegno dell’ambiente, ma la cura dei coralli è proprio un’idea singolare.
“Corallo” è il nome comunemente usato per indicare gli Antozoi, cioè una classe di animali invertebrati marini. Un tripudio di colori e di forme variabili tipicamente presenti nelle acque tropicali dove formano le affascinati e coloratissime barriere coralline.
Come funziona il cerotto smart per i coralli?
Negli ultimi cinquant’ anni l’ecosistema marino delle scogliere coralline ha subìto una riduzione di circa il 50 per cento.
Le cause? Inquinamento, cambiamenti climatici e attività umane.
Le patologie che possono causare la morte di questi animali sono tante e ancora non ci sono rimedi e cure efficaci. A questo scopo, i ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università di Milano hanno sviluppato un trattamento con tecnologie innovative e intelligenti da cui il nome “Cerotto smart”.
È completamente ecocompatibile e biodegradabile e una volta applicato sulla ferita rilascia sostanze anti-batteriche, anti-protozoi o anti-fungine, in base al tipo di infezione. In questo modo disinfetta e cura la ferita. Successivamente viene applicato un secondo cerotto per sigillare la parte danneggiata e per evitare l’ingresso di altri agenti patogeni.
Sembra fantascienza o una storia tratta dal film “Alla ricerca di Nemo” ma è tutto vero! È uno studio condotto da due ricercatori italiani: Simone Montano e Marco Contardi. Affermano che ad oggi per limitare l’impatto di queste patologie si interviene, purtroppo, con la parziale o totale rimozione della colonia causando ulteriore danno alle comunità coralline.
L’effetto terapeutico del cerotto è stato testato per dieci giorni in laboratorio e poi per quattro mesi in mare e i risultati sono stati molto incoraggianti. Si può quindi dire, per la prima volta, di avere una potenziale cura disponibile per recuperare organismi delicati come i coralli.


