Ho fatto quattro chiacchiere con Cristian Telesca, imprenditore potentino, orgoglioso padre di Ettore ed Adriano e marito di Rosaria.
Cristian è sicuramente uno di quelli che qualche post fa ho definito multipotenziali. La sua storia, la sua tenacia e la sua professionalità non hanno bisogno di tante presentazioni.
Da sempre alla ricerca della soluzione al problema, attualmente proprietario di Punto Service, un «centro arti grafiche a Potenza, un centro stampa digitale per dirlo in modo meno figo [parole sue]».
Quello che più mi ha sorpreso di Cristian è la visione e la semplicità con cui ha sviscerato concetti complessi. Ma non vi dico di più, godetevi questa breve intervista!
Prima di fare il tuo mestiere ne hai fatti altri? Quali?
Dunque da dove comincio ?!?!?
Fioraio, Cameriere, Pizzaiolo, Cuoco, Elettricista, Barbiere, Commesso, Commerciale nel settore pubblicitario… ma soprattutto Ballerino. Si ho avuto anche un trascorso nel mondo artistico. Ho studiato per diversi anni danza classica e contemporanea. Possiamo anche parlare solo di questo, ma la realtà è che da ogni precedente esperienza lavorativa ho imparato tanto, dalla danza sicuramente ho imparato tanto di più.
Nel tuo lavoro, si percepisce da ogni singolo post sui social e prodotto che vendi, c’è amore, attenzione, cura. Ma si coglie anche una grande versatilità. Quando e come hai capito che era “quello che volevi fare da grande”?
Ho sempre amato in maniera viscerale tutto quello che ho fatto. Però, dopo la mia famiglia e la danza, l’amore più grande l’ho dedicato al mio lavoro nelle arti grafiche.
L’attenzione, la cura e la precisione fanno parte del mio essere, spesso divento maniacale, ma sono fatto così, e oggi più che mai la vivo serenamente.
Ogni cosa va fatta con impegno e passione, anche se a volte il rischio di risultare eccessivi è dietro l’angolo. Sono eccessivo in tutto quello che faccio, ma quando si tratta di lavoro lo divento ancor di più.
Sono da sempre fissato con il principio del Butterfly Effect, se un battito d’ali di una farfalla può alterare il corso del clima, figuriamoci una nostra azione. Pertanto se ognuno di noi ha questo potere è bene sfruttarlo al meglio.
Per questo, anche quando faccio un post sui social dei miei prodotti, lo faccio seguendo lo stesso principio. Sono contento che questo arrivi.
Dici che risulto anche versatile? È un karma che abbinato a quelli di cui ti ho parlato prima continuo a ripetermi da sempre. Se non sei versatile e non ti adatti alle molteplici esigenze del mercato, in particolar modo un piccolo mercato, non c’è speranza di continuare a fare quello che vuoi fare.
In verità non ho ancora capito cosa voglio fare da grande. Quello che faccio mi piace tanto ma non è detto che da grande continui a fare lo stesso. Almeno non è detto che continui a fare lo stesso allo stesso modo.
C’è un concetto molto interessante nominato “Antifragilità”. In breve, è la capacità di un organismo di adattarsi e cambiare le proprie caratteristiche per sopravvivere a uno stravolgimento del sistema / ambiente in cui vive. Le imprese dovrebbero essere “antifragili”. La tua lo è?
Sono in sintonia con il concetto di Antifragilità, anche se non sempre riesco ad esserlo. Fortunatamente però, mi ricordo subito di esserlo già dalla nascita, ma non è un mio dono, ritengo che lo siamo tutti, solo che dimentichiamo di avere questa capacità.
La natura ne è l’esempio con le sue evoluzioni naturali, e noi come organismi viventi siamo in grado di fare altrettanto e più lo facciamo più diventiamo robusti e resilienti.
La vera forza è proprio il cambiamento, anche i virus cambiano, è sempre stato così, e l’uomo è cambiato per reagire a tutto questo.
Quindi si penso di essere Antifragile, nei limiti ovviamente del mio essere umano.
Interessante, magari non conosci Nassim Nicholas Taleb. Ha scritto un libro di cinquecentoepassa pagine per affermare lo stesso principio!

Racconti alle persone che ci leggono qual è il segreto per adattarsi a un mercato in continuo stravolgimento?
Cerco quanto più possibile di trasferire nella mia impresa l’Antifragilità.
Essendo la mia una piccola impresa (ma sono convinto che il principio sia identico anche per le grandi imprese) è facile che viva di riflesso gli umori, la Fragilità o l’Antifragilità di ognuno di noi, pertanto il lavoro più grande da fare è sui componenti dell’impresa.
Penso che il segreto per adattarsi ad un mercato in continuo stravolgimento sia uscire di continuo dalla nostra zona di comfort. Spesso siamo molto pigri, io in primis, ci piace vivere nella certezza e nella sicurezza.
Per diminuire le possibilità di perderle è bene fare questo esercizio di stile quotidiano. Sono una persona che si annoia facilmente della quotidianità questo forse è il mio più grande pregio.
Non amo prendere il caffè allo stesso bar, passare il mio tempo con gli stessi amici, andare nella stessa spiaggia, etc, il che, mi porta ad uscire continuamente dalla mia zona di comfort e quindi a cercare sempre nuove idee e soluzioni per riempire il mio presente e allo stesso tempo darmi la capacità di adattarmi al mercato in continuo cambiamento.
Per finire quindi il consiglio che posso dare è, visto che comunque cambierà, cambiate prima voi.
Se avrete cambiato in una direzione non consona a quello che sarà non è un problema perché intanto avete imparato a cambiare.
Sono diversi anni che hai il tuo “laboratorio di idee”, se mi permetti di chiamare così la tua azienda, Punto Service. Ti ricordi la tua fase di startup? Da dove sei partito? Me lo racconti?
Laboratorio di idee mi piace tantissimo. Anzi se possiamo correggiamo la risposta alla prima domanda. Che mestiere fai? Sono titolare di un “LABORATORIO di IDEE e ARTI GRAFICHE” 😉
Ho iniziato dopo essermi innamorato della pubblicità e della comunicazione. Nel 1996 ho lavorato come commerciale per Pagine Italia (era all’epoca l’alter ego delle Pagine Gialle). Mi piaceva tanto vendere ma mi piaceva sempre molto di più proporre soluzioni (queste soluzioni tornano sempre!) e idee alle aziende che visitavo.
Così ho pensato di aprire il mio laboratorio di idee. Non avevo nessuna competenza in materia, solo tanta voglia di fare. È inutile dire che non avevo nemmeno soldi da poter investire. Ma da cocciuto che sono sempre stato ero convinto che si poteva fare.

Era il 1997, il mondo della stampa digitale era ancora un’idea embrionale, questo mi ha permesso di iniziare in un piccolo locale, era circa 10mq., un ciclostile usato (un aggeggio di altri tempi utilizzato per lo più dai sindacati e dalle parrocchie), e le mie visioni.
Non avevo neanche un computer pensa. Mi venne l’idea di proporre ai negozi di potenza la stampa e la distribuzione dei volantini. Trovai il primo acquirente al quale proposi un volantino fatto a collage (non avevo il computer quindi non potevo fargli la grafica nemmeno da word).
Il volantino lo feci letteralmente ritagliando dalle riviste le lettere e le immagini (quasi come una richiesta di riscatto!), le incollai su un foglio A4 e poi vai di ciclostile. Avevo trovato della carta colorata da un distributore a Salerno in formato 70×100 che la rivendeva a tipografie campane per la stampa dei manifesti (anche la carta colorata in risme è arrivata molto dopo), lo pregai di tagliarmela in A4 e iniziai la mia prima produzione di volantini con annessa distribuzione.
Ricordo anche il pay off che gli trovai. Era una profumeria e sul volantino avevamo messo in promozione un famoso deodorante ascellare dell’epoca (ma credo lo sia ancora) per una altrettanto famosa profumeria di quegli anni.
Il pay off era: “Breeze vince in freschezza … la Jeunesse vince nel prezzo”. Devo dire che andò molto bene e grazie a questo primo lavoro decisi di investire il ricavato nell’acquisto di un computer e di una stampante inkjet, così iniziai a cimentarmi con la grafica. Di lì ho continuato ad investire, formarmi, cercare soluzioni, materiali, e oggi sono qui a parlarne con te.


