Che cos’è il talento?

Una delle parole che sento in assoluto più spesso è “talento”. Per la maggior parte di noi, talento richiama doti straordinarie nel settore artistico come cantare, recitare, danzare, suonare uno strumento. In verità, il dono non basta da solo.

Quando si parla di talento nel settore professionale e lavorativo, mi viene da chiedermi subito quale possa essere la connotazione di questo termine e da dove deriva.

La storia del talento

Talento, nell’antica Grecia, era un’unità di misura, un peso, una somma di denaro, il piatto della bilancia. Da qui, l’immagine di “inclinazione”, proprio come il piatto della bilancia che si inclina lì dove pesa di più, dove c’è più valore.

Durante le scritture dei testi sacri cristiani, questa parola è stata ripresa in un famoso racconto allegorico narrato nel Vangelo di San Matteo.

Un uomo parte per un viaggio e affida ai suoi tre servi parte delle sue ricchezze. A uno dà cinque talenti, a uno tre, all’ultimo uno. I primi due, durante l’assenza dell’uomo, si danno da fare per far fruttare quanto ricevuto, l’ultimo invece lo va a nascondere. Al ritorno del padrone i primi due gli restituiscono la somma raddoppiata, ricevendo grandi lodi. Il terzo servo presenta il talento che aveva tenuto nascosto, ricevendo una severa censura.

La morale che vuole promuovere questo bel racconto è evidentemente che va fatto fruttare ciò che ci viene dato.

Qualche settimana fa, mi sono imbattuta in uno degli editoriali contenuti nel volume La bisbetica indomabile di Sergio Gatti, Direttore di Federcasse, in cui sono riportate le parole di Gianfranco Fabi, che oggi conduce Economia in pagine su Radio24 e che è stato vice direttore de Il Sole 24 ore.

“Quella parabola conferma la modernità del Vangelo: il riconoscimento della diversità delle persone, l’elogio dell’iniziativa privata, il premio a chi sa rischiare insieme alla gratuità del dono e all’imprevedibilità delle vicende umane, oltre che una valutazione del denaro come strumento per far muovere l’economia, il cui valore è determinato dall’uso che le persone ne fanno”

Talento e soft skill

Ritornando ai temi del Comincenter, all’ambito della vita professionale, la citazione di Fabi mi suggerisce che forse il talento sta anche in capacità costruire o saper relazionarsi in team di lavoro che fanno della diversità la propria forza; Talento è essere intraprendenti e audaci, innovativi (l’amico Vito Verrastro di Lavoradio direbbe “essere un po’ più employeneur”); il talento sta nel saper buttare il cuore oltre l’ostacolo, rischiare un pochettino, espandere la propria comfort zone per raggiungere obiettivi che sembrano impossibili, fino a che non li raggiungi; saper accettare i fallimenti e imparare dagli errori; dare il giusto peso al lavoro e alla vita privata, perché ci sono cose che il denaro non può comprare.

Ecco, il talento può essere in ognuno di noi. Il talento include anche l’impegno nello sviluppo di tutte di quelle che chiamiamo soft skill?

Per te che leggi questo post: che cos’è il talento?

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