Essere mamma: le soft skill che non pensavi di avere

Diventare mamma è uno degli sconvolgimenti più grandi nella vita di una donna, e non solo da un punto di vista fisico.

Dalla gravidanza a quando i nostri figli non usciranno di casa (forse) la nostra costante di vita è che nulla è sempre uguale. Il cambiamento continuo e repentino diventa l’unica cosa reale che conosciamo.

Governare l’inatteso

Impariamo a fare la pace con il concetto che non possiamo controllare tutto, al contrario sviluppiamo una capacità di “revisione interpretativa”, così la chiamano le neuroscienze, che ci permette di cambiare organizzazione mentale per cambiare il nostro stato d’animo e, in definitiva, ci mette in grado di saper governare l’inatteso.

Multitasking o multi-focusing?

No, non si tratta dello sbandieratissimo multitasking, che per altro non troverebbe fondamenti scientifici, ma piuttosto di una capacità di riuscire a spostare l’attenzione da un punto all’altro, migliorando la nostra competenza di stabilire con pochi indizi quali sono le priorità.

Imparare a disimparare

Insomma, questa costante incertezza sugli schemi di comportamento da adottare nelle situazioni, che vengono continuamente rovesciati dalle nuove esigenze dei nostri figli, ci mette in una condizione di perpetuo adattamento. Ogni giorno impariamo a disimparare.

Ascolto ed empatia

Porsi in una condizione di ascolto attivo vuol dire osservare, guardare, riconoscere lo stato d’animo altrui. Anche quando la persona che ci sta di fronte ha il solo strumento del pianto per comunicare, la maternità ci rende super empatiche e in grado di leggere le emozioni altrui:l primo passo di una comunicazione efficace. Questo ci aiuta a capire quale sia la chiave di comunicazione per accendere l’attenzione dell’altro.

Il sesto senso

Uno studio compiuto dalla neuroscienziata Kelly Lambert, esplora alcuni potenziamenti a livello cerebrale nelle mamme ratto (il cui cervello ha caratteristiche molto simili a quello degli esseri umani) che supportano la tesi per cui, la maternità sia una finestra di sviluppo cerebrale, di maggiore plasticità del cervello.

È proprio il nostro cervello, le nostre percezioni olfattive, l’aumento delle nostre spine dendritiche, insomma, l’aumento della nostra capacità di leggere l’ambiente, che si porta allo sviluppo del famoso “sesto senso”. 

Team building e alleanze

Girano, negli ambienti di lavoro, cliché per cui le donne siano meno capaci dell’uomo di collaborare e fare team. In realtà è un’etichetta a cui siamo abituati e, un po’, anche una reazione di difesa del proprio ruolo, innaturalmente interiorizzata, per la fatica che molte di noi fanno per conquistare, con molti più sforzi rispetto a un uomo, la posizione che occupano.

In realtà, sia le neuroscienze che le scienze comportamentali, hanno dimostrato che istintivamente le donne, sin dalla preistoria, creano alleanze che sono necessarie per garantire la sopravvivenza ai propri figli e all’intera comunità.

Mamme, papà e care givers

L’attività di cura, e questo non solo nelle mamme, porta con sé una naturale predisposizione alla leadership e potenzia le nostre competenze che sono spendibili anche nel mondo del lavoro.

Chiunque si trovi a dover curare, far crescere, rendere forte un altro essere umano, ha per forza le competenze necessarie alla leadership. Tutto dipende da come si guardano le cose. Tutto dipende da ciò che scegliamo di essere.

Una donna intrappolata nelle consuetudini?

Vero è anche, che il paradosso che ci troviamo a vivere in Italia, è una donna con il potenziale per praticare a casa competenze che la renderebbero più forte sul lavoro, ma ridotta farne scarso uso, a relegare le sue skill fra le mura casalinghe, perché circondata da consuetudini e ambienti che non riconoscono né sollecitano questa sua crescita.

È anche vero però che l’attenzione sui care givers, sulle psicopatologie legate alla cura (come il burn out) e su un nuovo tipo di welfare sta pian, piano cambiando e molti sono gli studi e le proposte che stanno venendo fuori da più parti del mondo. 

Un link che vi segnalo su tutti è MASP, Master Parenting in Work and Life, progetto finanziato dall’UE finalizzato non solo ad aiutare le persone a conciliare l’equilibrio tra la propria vita e l’occupazione, ma anche a incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Care mamme, la prossima volta che affrontate un colloquio di lavoro, siate sicure di voi stesse e consapevoli che queste, e molte altre competenze, in voi sono naturali, allenate e pronte per essere usate in ambito lavorativo. Non cercate di tenerle separate fra vita e lavoro. Siete molto più capaci di trasferire la vostra voglia, le vostre attitudini, il vostro entusiasmo da un campo all’altro. Siamo mamme, ci viene naturale.

Foto di Josh Willink da Pexels

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