Gender Gap: le donne lavorano gratis un mese ogni anno

Sembra assurdo ma non lo è. Si chiama Gender Pay Gap e significa che ogni anno le donne, con la loro retribuzione inferiore a quella degli uomini, lavorano gratis per un mese.

Domani si celebra la Giornata internazionale della lotta alla violenza contro le donne e violenza non vuol dire solo botte, insulti, gelosie fuori controllo. Ogni forma di discriminazione è violenza.

Con Gender gap si indica il divario esistente tra uomini e donne in tanti ambiti che impattano profondamente sulla vita quotidiana e il suo svolgimento. Salute, educazione, lavoro, accesso alle attività economiche ed educazione.

Una delle discriminazioni più sottili, subdole, taciute e costanti è quella nel mondo del lavoro. Ci basta considerare questo dato:

Il Global Gender Gap Report, introdotto dal Forum economico mondiale nel 2006, fornisce un quadro che mostra l’ampiezza e la portata della divario di genere in tutto il mondo. Per ogni nazione l’indice fissa uno standard del divario di genere basandosi su criteri economici, politici, educazione e salute, e fornisce una classifica dei paesi, permettendo un confronto efficace sia tra regioni che gruppi di reddito nel tempo.

L’Italia occupa uno degli ultimi posti nella classifica e alcuni studi ci dicono che senza interventi normativi, l’assorbimento del differenziale sarà conseguito nell’arco di almeno 70 anni e 250 a livello mondiale.

E nei colloqui di lavoro? Le donne sentono ancora chiedersi se sono fidanzate o sposate o se hanno intenzione di fare figli.

Anche il Covid non è Gender Neutral. Per tradurla semplice, non agevola le donne. Non si tratta solo di una crisi pandemica ma anche economica e sociale e le donne la stanno pagando cara. Lo smart working e la didattica a distanza aggravano la condizione per cui le donne si occupano di casa, famiglia, figli, genitori anziani e lavoro. Il World Economic Forum ci dice che una donna su 4 sta pensando ad un arretramento di carriera per far fronte ai bisogni familiari. Molte altre hanno dovuto lasciare il lavoro perché non garantito da contratti e forme assicurative adeguate.

C’È UN RIMEDIO?

Sì, l’educazione. Le donne, nel mondo, hanno un minore accesso all’educazione scolastica e a quella superiore in alcuni paesi. Il tasso di abbandono scolastico è alto. Save the Children stima che a causa della pandemia saranno oltre 64 milioni le bambine e le ragazze costrette a lavorare e circa 14 milioni quelle obbligate a sposarsi.
Crisi come questa non possono che aumentare la probabilità che molte di loro non torneranno mai più tra i banchi di scuola.

La disuguaglianza di genere svolge una potente azione frenante verso tutte le forme di emancipazione, progresso e lotta contro la violenza. Serve una presa di coscienza comune. Non possiamo aspettare 70 anni!

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