Nomadi digitali, nuove frontiere

Quante cose sono cambiate in questi ultimi mesi? Nomadi digitali, nuove frontiere del lavoro e della vita

In queste settimane si parla di Grandi Dimissioni, YOLO Economy, conciliazione vita-lavoro e – di nuovo – di nomadi digitali. Insomma, tutte le nuove frontiere del lavoro e dalla vita.

Solo una decina di giorni fa, Brian Chesky, ceo e co-fondatore di Airbnb, ha annunciato che anche lui vivrà negli appartamenti della piattaforma.

Solo una trovata pubblicitaria?

Forse sì, eh. Non possiamo negarlo, ma sicuramente una trovata che va di pari passo con le necessità di questo momento storico.

Si è già parlato di nomadismo digitale e della possibilità di vivere e lavorare da qualsiasi parte del mondo e oggi questo fenomeno torna in voga.

La pandemia ha modificato molto bisogni ed esigenze delle persone a partire dalla necessità di conciliare in maniera nuova e più equilibrata vita e lavoro, famiglia e carriera.

Solo qualche mese fa abbiamo scritto anche di come a causa Covid le donne abbiano dovuto fare uno sforzo ulteriore nel conciliare vita e carriera, spesso rinunciando e arretrando.

Nomadi digitali, ovvero?

La questione pare essere: vivere ovunque. Sperimentare, viaggiare, incontrare mondi e persone. Sicuramente il lockdown e le restrizioni di quasi due anni hanno fatto esplodere questo bisogno di una libertà ri-conquistata.

Tant’è che non solo AirBnB ma molte altre realtà stanno investendo su questo tema.

Work for Humankind, l’iniziativa lanciata da Lenovo che invita i volontari di tutto il mondo a telelavorare direttamente da uno dei luoghi più famosi al mondo, raccontato da Daniel Defoe: l’isola di Robinson Crusoe (che si trova a più di 640 chilometri a ovest del Cile Continentale). L’idea non è quella di vivere come Tom Hanks in Cast Away, ma di contribuire attivamente al benessere della comunità locale, mentre si lavora con alcune delle tecnologie più avanzate.

Giovani, nomadi digitali?

Uno studio, infatti, mette in luce il forte desiderio di flessibilità, in funzione dei benefici per gli individui e la società in generale. Tra cui: risparmio economico, più tempo per amici e familiari e un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.

Con più di 15.000 persone intervistate in 10 mercati diversi, lo studio rileva che a livello globale i knowledge worker, in particolare la forza lavoro più giovane, sono disposti a cambiare i loro ambienti quotidiani e a svolgere le attività di lavoro da una destinazione remota, dando allo stesso tempo un contributo alla comunità in cui si trovano. Ben il 70% degli intervistati della Gen Z e dei Millennial afferma che preferirebbe lavorare più ore da una località remota da sogno di loro scelta piuttosto che andare in ufficio ogni giorno.

E i South Workers?

Un altro tema molto parlato in queste settimane. Pensate che è nata South Working® – Lavorare dal Sud è un’Associazione di Promozione Sociale volta a diffondere la possibilità di lavoro agile da dove si desidera, in particolare dalle regioni del Sud e dalle aree interne.

Quindi, qual è il futuro del lavoro che ci aspetta?

Cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti!

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