Sinceramente? Mai!
C’è un momento della carriera in cui si smette di avere paura di parlare in pubblico?
Onestamente non so se quel momento esiste, l’unica cosa che so è che io, dopo circa 10 anni che parlo davanti ad altre persone, ogni volta un po’ di paura ce l’ho.
Ci sono decine di articoli in cui i guru del Public Speaking provano a spiegarci la Glossofobia.
Cos’è la Glossofobia?
Rientra tra le paure sociali, è legata ai disturbi dell’ansia, in particolare a quelli da relazione e all’ipotesi di trovarsi in una situazione che non si può evitare.
Certo, non è obbligatorio parlare in pubblico ma in alcuni casi è necessario. Ad esempio in sede di discussione di laurea o di esami universitari da sostenere oralmente.
In realtà approfondendo un pochino la ricerca ho scoperto, e questa ipotesi mi piace parecchio, che la paura di parlare in pubblico non esiste.
O meglio, non esiste in quanto tale, ma comprende tutta una serie di altri timori e insicurezze che derivano dal fatto di dover parlare in pubblico.
Quali sono gli aspetti più temuti del parlare in pubblico?
Ad esempio una delle cose più temute è perdere il filo del discorso. In questo caso potrebbe essere sufficiente studiare meglio, prepararsi con cura, avere una scaletta degli argomenti.
Altri sostengono di temere di annoiare e altri ancora temono di non essere abbastanza carismatici.
E allora prendo in prestito le parole di Chris Anderson, curatore di TED dal 2001, che ci riporta ad un tempo remoto ma necessario a comprendere il potere delle parole e della narrazione:
“I bravi narratori riuscivano a creare immagini, suscitare speranze, ispirare sogni nella mente di chi li ascoltava.”
Parlare in pubblico ha molto a che fare con il racconto, con la narrazione e con la capacità di trasferire agli altri non solo nozioni ma emozioni.
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Il 30 giugno Antonio Candela terrà un Webinar per la nostra Digital Academy proprio su questo tema e ci darà



