Intelligenza artificiale: la mappa delle emozioni sui social

Maleducazione, tristezza e irritazione. Questa la mappa delle emozioni degli italiani sui social, rispetto al Covid19, secondo l’intelligenza artificiale.

Expert System, azienda italiana che si occupa di semantica e intelligenza artificiale, pubblica costantemente report su un monitoraggio delle emozioni e del sentiment degli italiani. Si tratta, praticamente, di una rappresentazione visiva dell’analisi del significato dei testi sui social media.

Giuseppe Cerone, lavorare nell’era del digitale

Dopo il successo del primo Workshop insieme abbiamo chiesto a Giuseppe Cerone di tornare al Comincenter e nel frattempo gli abbiamo fatto una domanda davvero particolare!

“Giuseppe, come sei riuscito a fare quello che fai oggi? Lavorare da remoto, avere clienti in varie zone del mondo e farlo con questa passione?”

“Ciao Stefania, questa è un’ottima domanda e che mi pongo spesso.

La prima risposta che riesco a darmi a questa domanda è di aver fatto tante esperienze e soprattutto tanti errori in passato. Questi stessi errori mi hanno portato ad essere quello che sono adesso e si sono poi rivelate delle opportunità per me.

La seconda è la passione che quasi tutti i miei vecchi datori di lavoro mi hanno trasmesso e che metto in tutto quello che faccio oggi.

La terza e ultima risposta deriva dalle mie ricerche su cosa potesse funzionare per migliorare la vita degli altri. Un mio caro cliente mi ha insegnato una frase molto significativa per me:

Chi pratica il dono non si impoverisce mai“.

Questa frase accompagna tutte le mie giornate e cerco di ricordarmela quando mi imbatto nei momenti “bassi” della mia vita.

Credo profondamente che chi ha una passione deve assolutamente coltivarla e cercare di essere il migliore in quello che fa.

Oggi viviamo nell’era digitale, dove le distanze si annullano e chiunque può mettersi in mostra condividendo le proprie passioni con gli altri, magari guadagnando :-).

Io stesso, con l’aiuto dei miei colleghi, lavoro ONLINE con molte aziende situate in tutto il mondo (dagli USA all’Australia), senza avere la necessità di incontrarsi.

Credo che un ragazzo che ha la passione per il latino, possa oggigiorno impartire lezioni online a chiunque ne abbia bisogno.

Durante il Workshop che si terrà a Potenza il 1 Ottobre, cercherò di condividere le mie competenze di digital marketing attraverso la piattaforma Facebook e insegnerò le nostre migliori strategie e tecniche per poter attrarre nuovi clienti e, gratuitamente o investendo poco budget, poter guadagnare in maniera onesta.

Spero di vedervi in tanti al nostro prossimo workshop al Comincenter.

A presto!”

Masterclass in: Relazione con il cliente e social media marketing

A Matera la prima Masterclass in: “Relazione con il cliente e Social Media Marketing”

Comincenter in partnership con In.Hr, Agenzia per il Lavoro

Un percorso formativo di 60 ore completamente gratuito!

 

Una full immersion di 60 ore per acquisire le competenze utili per approcciare la clientela in maniera efficace, utilizzando una modalità comunicativa basata sull’ascolto per comprendere il fabbisogno anche non espresso dal cliente ed acquisire le basi del social media marketing utili ad avere un profilo professionale completo!

Solo 10 posti, invia la tua candidatura entro le ore 12.00 del 25 marzo!

Perché partecipare?

Se il mondo del lavoro cambia, anche noi dobbiamo cambiare!

Dimentichiamo il vecchio concetto di commessa, segretaria o di addetto al ricevimento in hotel.

Oggi le aziende cercano persone dinamiche e preparate, capaci di ascoltare il cliente e con ottime doti di vendita. Una buona capacità di gestire i social media aziendali è il plus che l’addetto alle vendite oggi deve avere per completare il suo profilo professionale!

 

Il corso è completamente gratuito ed è rivolto a persone disoccupate e inoccupate che vogliono acquisire competenze e strumenti utili e spendibili nei settori del commercio e turismo e desiderano specializzarsi e lavorare come:

  • commesso/a
  • receptionist
  • segretario/a
  • desk manager

 

Il percorso formativo si estende su 60 ore di formazione di cui:

32 ore di lezione dinamica

16 ore di workshop

8 ore di teoria su contrattualistica e sicurezza sul lavoro

4 ore di simulazione di colloquio

 

Di cosa parleremo?

  • regole base di comunicazione
  • analisi del cliente
  • processo di comunicazione
  • tecniche di vendita diretta/telefonica
  • social media marketing
  • grafica per i social media

A questi si aggiungono importanti contenuti utili ad acquisire competenze trasversali:

Sicurezza sul lavoro | Diritti e doveri del lavoratore | Scrittura del CV e simulazione del colloquio

 

Calendario del corso:

2 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

3 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

5 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

8 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

9 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

11 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00

17 aprile | 9.00-13.00 e 14.00-18.00 

18 aprile | 9.00-13.00

 

Dove?

La Masterclass si svolgerà a Matera presso l’Associazione Giallo Sassi in Via Cappelluti, 16

 

Docenti:

Antonio Candela, Ceo di Universosud e Comincenter, certificatore casa clima, certificato RSPP rischio basso, addetto prevenzione incendi e gestione delle emergenze per le aziende

Stefania Clemente, Community Manager del Comincenter e docente e consulente di Social media marketing e Personal Branding

Danilo F. Barbarinaldi, Illustratore e grafico, finalista al Lucca Comics e selezionato al primo Bao Publishing Master

In.Hr Agenzia per il Lavoro, società specializzata in consulenza alle imprese e nella ricerca, selezione e formazione delle risorse umane in modo etico e responsabile, impegnandosi a garantire legalità, sicurezza e trasparenza

 

Come partecipare?

La Masterclass è completamente gratuita e saranno ammessi solo 10 partecipanti, su selezione.

Invia qui la tua candidatura entro le ore 12.00 del 25 marzo!

Quando pubblicare i tuoi post su Facebook: consigli e suggerimenti

Ecco i consigli di cui hai bisogno per migliorare le prestazioni della tua pagina Facebook in base all’orario di pubblicazione.

I social network sono sicuramente tra gli strumenti più potenti per promuovere il tuo brand ed è una cosa risaputa. Non basta, tuttavia, semplicemente pubblicare contenuti quando si ha voglia. Ci sono alcuni momenti migliori degli altri. Non a caso, tra le domande più comuni che vengono fatte nei webinar o sui gruppi del settore ci sono proprio queste: qual è il momento migliore per pubblicare un post su Facebook? Con quale frequenza? Esiste un’ora della giornata migliore delle altre?

Sfortunatamente, non c’è una risposta esatta a queste domande. Non esistono “tempi migliori” universali per condividere contenuti su Facebook. È chiaro, dunque, che non esiste un approccio one-size-fits-all per gli editori, anche se si trovano nella stessa categoria: i tempi ottimali variano a seconda della posizione del pubblico.

Una spiegazione potrebbe essere che routine e comportamenti quotidiani variano tra paesi e culture, il che influisce quindi sui modelli di consumo dei social media. Anche all’interno dello stesso paese ci possono essere rilevanti differenze sulla base dell’oggetto del contenuto pubblicato e del pubblico a cui ci si riferisce.

È importante precisare un assunto, ossia che la portata organica (quante persone vedono il tuo contenuto sulla propria home ) di Facebook è in calo costante e che il social network di Mark Zuckerberg non è più da considerarsi uno spazio online totalmente gratuito per chi vuole pubblicizzare i propri prodotti e contenuti. Infatti, anche se creassimo il contenuto migliore del mondo non riusciremmo lo stesso a raggiungere il 100% dei nostri fan. È fondamentale perciò pianificare un budget da investire costantemente in advertising per raggiungere un quantità rilevante di pubblico. Quello che possiamo dire con certezza, è che creare pochi contenuti e di valore è una soluzione qualitativamente migliore, rispetto a produrne tanti ma di bassa qualità. Per una piccola e media impresa, anche 2 o 3 post a settimana vanno bene. Ancor di più se su questi si decide di allocare un piccolo budget per dar loro maggior rilevanza e diffusione. Questo discorso non vale per qualsiasi tipologia di attività online, ad esempio per chi si occupa di news. In questo caso è determinante non solo il fattore tempo, ma anche la quantità di notizie rilevanti che si pubblicano sui propri canali social.

Ma torniamo alla domanda da un milione di euro che ci eravamo posti in apertura: qual è il momento migliore per pubblicare su Facebook?

Non sono poche le variabili da tener conto, tuttavia, ciò che possiamo dire è che molti brand preferiscono pubblicare poco o nulla nel week-end nonostante Facebook offre la possibilità di programmare i post. Una scelta dettata dall’analisi dei dati che sono riscontrabili nella sezione Insights di Facebook. Questo splendido strumento offerto dalla piattaforma di Menlo Park, infatti, fornisce una quantità enorme di dati statistici che se ben utilizzati possono fare la differenza nella vita online della tua attività. In questo caso, infatti, andando ad analizzare la sezione POST, troviamo una parte dedicata all’orario di maggiore connessione degli utenti che interagiscono con la nostra pagina. La divisione che fa Facebook ci consente di andare a spulciare e capire in quali fasce orarie e di quali giorni, i nostri follower sono maggiormente attivi con i propri account. Ma non può essere solo questa l’analisi da fare per scovare l’orario migliore in cui pubblicare un post.

Ad esempio, uno dei momenti migliori in termini di portata organica potrebbe essere la domenica nel primo pomeriggio oppure la sera dopo cena probabilmente perché la gente davanti alla tv ha più tempo per scorrere la feed news di Facebook. Ovviamente sarà necessario fare molti test, provare e riprovare ed analizzare gli insights di Facebook. Inoltre, ad influire è anche la tipologia di contenuto condiviso. Una foto o un video, di norma, hanno sempre una “spinta” maggiore in termini di portata rispetto ad un link che reindirizza verso un sito esterno da Facebook. Per questo la scelta del piano editoriale non è mai un’attività da prendere sotto gamba o con leggerezza e questo è una delle tante motivazioni che ha spinto molti editori ad impegnare risorse significative per ottimizzare le prestazioni dei propri account social, puntando su team composti da esperti di social media ed analisi dei dati.

Come disse William Edwards Deming: «Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione».

Learn digital di Google: sviluppa le tue competenze digitali.

Learn digital di Google un percorso gratuito di formazione digitale con video e test on-line.

 

Con Learn digital di Google puoi scegliere un piano personalizzato di apprendimento, del tutto gratuito.

Di cosa si tratta?

Un piano di lezioni gratuite per scoprire tutte le opportunità del Web, con video tutorial che spaziano dalle strategie sui social media al marketing per i motori di ricerca, e molto altro.

Un corso Online  accademico utile a studenti universitari e alle imprese che vogliono sviluppare la loro attività sul digitale, a disposizione delle persone che hanno tanta voglia d’imparare a sfruttare le opportunità del digitale: giovani studenti, piccoli negozianti o imprenditori che si affacciano al mondo del web marketing o semplici curiosi.

Come funziona

Quando inizia e quanto dura il corso

Puoi iniziare il corso in qualsiasi momento. La durata la decidi tu e puoi interrompere e riprendere quando vuoi. Ogni corso contiene al massimo venti argomenti suddivisi in brevi video- lezioni, molto facili da seguire e capire. Questo ti permette di seguire le lezioni in qualsiasi momento e da qualunque dispositivo: smartphone, tablet o pc.

Iscrizione

Il corso è gratuito e puoi iscriverti inserendo l’email e alcuni dati personali. È interessante notare come Google parta dagli obiettivi che vuoi raggiungere per consigliarti il percorso giusto da seguire.

Attraverso una serie di domande molto semplici su obiettivi e competenze attuali, Google ti proporrà un piano di studio su misura.

Indirizzo:  learndigital.withgoogle.com/digitaltraining 

 

Etica, creatività e Instagram: gli esempi di Bebe Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham.

Premessa: partiamo dal presupposto che quest’articolo non è una denuncia contro il mondo dei social e neanche un modo per tediarvi o scandalizzarvi. E no, non è neanche la base per la sceneggiatura di una nuova puntata di Black Mirror 😉 Si tratta di una semplice riflessione su come sopravvivere virtuosamente nel e al mondo di Instagram, distinguendoci si, ma senza troppe pippe mentali.

Secondo recenti studi, molti utenti (soprattutto adolescenti) che utilizzano Instagram sarebbero soggetti a turbamenti psicologici causati dall’ansia da prestazione social.
Pare che questo fenomeno non sia semplicisticamente attribuibile solo al numero dei follower e ai cuoricini ricevuti per pic pubblicata, ma che anche la tipologia di contenuto influisca sulla percezione di una realtà spesso troppo “perfetta” e che induce a metodi di confronto tra persone e situazioni assolutamente distorti e lontani dalla verità.

Contenuti fotografici visibilmente costruiti senza apparenti spiegazioni, causerebbero preoccupanti emulazioni per raggiungere il grado di perfezione anelato.

Anche a costo del proprio modo d’essere.

Spesso queste considerazioni sfociano in sconfortanti e fallimentari tentativi di mostrarsi e mostrare le proprie esistenze per quelle che non sono e non si vivono realmente, provocando bassa autostima e, nella peggiore delle ipotesi, addirittura patologie depressive. Si tende ad essere, purtroppo, quello che non si è, dimenticando che:
1) la fotografia è nata come un’arte capace di raccontare la realtà, la verità e la bellezza dell’essere in quel momento;
2) Instagram è stato pensato per condividere la spontaneità dell’attimo (ok, si è evoluto, ma non ci dimentichiamo le basi).

Molti utenti, infatti, vivono un costante sdoppiamento di personalità, con conseguenze molto spesso infelici, appunto, sulla vita vera. Nell’angolo della propria esistenza off line ci si arrovella sull’irrefrenabile voglia non solo di piacere a tutti i costi, ma anche di essere considerati dei leader perfetti. Con buona pace della spontaneità e dell’essere se stessi.

Ma perché fossilizzarsi così inutilmente su questi futili aspetti, quando il business o il personal branding non sono il fine ultimo dell’utilizzo di Instagram?

Questo dato allarmante apre molte riflessioni su di un sistema complesso d’interpretazione della realtà off line, assurdamente contaminata da quella espressa on line. Molti vogliono essere influencer subito, desiderano ardentemente essere seguiti e osannati, non mettendo al centro le proprie sensazioni e la qualità di una foto, ma solo il consenso.

I cosiddetti “Millennials” (ovvero i ragazzi nati tra la fine degli anni ’80 del Novecento e il nuovo millennio) sono quelli più toccati da questa tendenza alla comparazione e alla perfezione perché posseggono tutti i mezzi per confrontarsi con il resto del mondo, ma il fenomeno è in preoccupante aumento, arrivando a non avere un’età precisa di manifestazione e conducendo a un isolamento in mondi finti, costruiti e per niente realistici. E anche poco interessanti da osservare, sinceramente.

Ecco perché è buona norma, nello sconfinato web e tra circa 800 milioni di utenti attivi su Instagram, non solo realizzare foto di qualità, emozionali e giudicabili su basi espressamente estetiche (piace o non piace perché è una bella immagine o è un’immagine forse un po’ più “bruttina”, ma capace di raccontare un momento pieno di emozioni), ma anche iniziare a non farsi troppi problemi, curando sì l’estetica, il metodo e la tecnica, ma anche l’etica e il cuore, rimanendo se stessi, cercando di essere spontanei.

Ed ecco perché scegliere con cura dei modelli e dei profili da seguire, che siano portatori di principi etici e che inducano, con semplicità, alla riflessione su tematiche importanti e che esulino un po’ dall’essere e dell’apparire per forza “fighi”, è molto importante per trarne la giusta ispirazione.

A volte, l’imperfezione o quella ritenuta tale dai cliché, se rappresenta una nostra peculiarità e può servire anche da esempio per qualcuno o rappresentarci per quello che siamo realmente, è l’obiettivo a cui tendere per sviluppare senso critico e fare un buon lavoro di condivisione. Per sentirsi bene. Per comprendere che la vita non è racchiudibile in una gallery e che, se proprio vogliamo condividere il nostro mondo con il resto dell’umanità, non dobbiamo fossilizzarci sull’improbabile.

Anche se entriamo per un attimo nel settore del personal branding trattandosi di donne famose per quello che fanno e sono, tre profili etici da cui lasciarsi ispirare e che incarnano bene questi ultimi concetti sono quelli di Beatrice Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham, ognuna con una sua storia di partenza e ognuna con una sua storia da raccontare e in continua evoluzione. Per questo non indicherò numeri di follower o di cuoricini in particolare, ma solo il perché seguirli. In semplicità e come se fossero le amiche della porta accanto.

@bebe_vio

Tra sport, lavoro, eventi e cause, Bebe Vio, al secolo Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, detta Bebe, schermitrice e conduttrice televisiva italiana, campionessa paralimpica e mondiale in carica di fioretto individuale e simbolo reale dello sport per tutti, è un modello molto positivo da seguire sui social.
Il racconto per immagini della sua vita professionale si alterna e incastra bene tra momenti vissuti in famiglia e piccole gioie quotidiane, attivismo nel campo delle pari opportunità e promozione di sani principi. Sempre con il sorriso sulle labbra e sempre mostrando la sua realtà.
La semplicità con cui ci coinvolge nelle sue azioni è una grande botta di vita: la fortuna ognuno se la costruisce da se quando comincia ad apprezzare la normalità e la bellezza dell’esistenza per quella che è e soprattutto se si parte da una terribile e segnante esperienza che, presa di petto (pur non senza difficoltà), aiuta a rinascere, a migliorarsi senza pretendere di essere altro, a pensare che “la vita è una figata” (cit.).

@victoiredauxerre

Ex modella adolescente e anoressica recuperata in tempo all’ultimo stadio della malattia, la francese Victoire Dauxerre con la sua battaglia contro l’eccessiva magrezza e rigidità sul tema delle taglie mignon nel mondo della moda, ha fatto si che in Francia la sua esperienza non solo fosse ascoltata, ma che servisse alla costituzione di una legge contro un fashion system che vuole degli appendiabiti pelle ed ossa sulle passerelle (molto, ma molto lontani dalla realtà vera).
Con frasi e racconti per immagini che mirano tutti nella direzione motivazionale ad accettarsi anche con i propri difetti, la Dauxerre ogni giorno (o quasi) incoraggia i follower e, soprattutto, i suoi coetanei a non scendere a compromessi che mettano in serio pericolo la propria salute (fisica e mentale). “Il primo passo per diventare ciò che vuoi è avere il coraggio di rigettare ciò che non vuoi essere.” (cit.). E ha ragione. Proviamoci.

@theashleygraham

Un po’ come la Dauxerre, Ashley Graham è la paladina della lotta al sistema delle modelle scheletriche. Lei, infatti, è una modella “curvy” che non ha mai nascosto la sua propensione a una vita sana, ma solo per una sua soddisfazione personale e per la sua salute. Non si è mai negata a scatti che mettessero in luce cellulite e imperfezioni fisiche e nulla le si può dire, tranne che non sia bellissima nella sua spontaneità. “A volte mi sveglio e penso ‘Sono la donna più grassa del mondo’. Ma tutto dipende da come gestisci quei risvegli. Io mi guardo allo specchio e ripeto delle semplici frasi: ‘Sei coraggiosa. Sei brillante e sei bellissima.’” (cit.). E come darle torto?

E ora, veniamo a noi. A questo punto non ti resta che fare 5 semplici cose: pensa, prepara, scatta, condividi e interagisci. +2: osserva e rimani te stesso. Buono scatto a te!

Per approfondire su quanto i social influiscano sulle nostre vite, ecco uno spunto: http://bit.ly/2D4hxm7

Se ti va di seguirmi su Instagram, cercami: sono @robdrusilla

ILARIA BARBOTTI: testa, cuore e creatività dentro e oltre Instagram Italia

Instagram è l’app del momento, utilizzata in egual modo sia dai giovanissimi che dagli adulti per condividere i propri istanti e le proprie emozioni, ma anche, e sempre più spesso, come new media strategico da chi lavora nel mondo della comunicazione digitale e del web marketing, con risultati straordinari quando le community che si creano intorno a un canale o utente specifici rispondono bene (perché si sta lavorando bene, ndr).
 
Molto spesso Instagram è servita – e serve – anche per raccontare luoghi e posti meravigliosi tramite gli occhi di abitanti locali o di passaggio; per stabilire nuovi link; per creare progetti; per lasciarsi ispirare; per valorizzare quanto di bello c’è. Per fare rete e storytelling, insomma. E tutto a portata di app (ma non senza strategia, ovvio 😉 )
 
 
Un esempio virtuoso in merito? 
IgersItalia, la community ufficiale di Instagramers italiani.
 
 
IgersItalia “è l’unica community riconosciuta a livello nazionale e internazionale ed è parte del movimento mondiale Instagramers, fondato da Philippe Gonzalez nel gennaio 2011 a Madrid. I gruppi di Instagramers nel mondo sono oltre 500 e in continua crescita. In Italia sono presenti 100 Community animate da circa 300 Community Manager a livello regionale e provinciale” (fonte https://instagramersitalia.it)” e IgersItalia è proprio il collante che unisce le singole community sparse su tutto il territorio (in Basilicata ve ne sono ben tre, una regionale @igersbasilicata, e una per capoluogo, @igersmatera e @igers_potenza – le prime due mi vedono, per la cronaca, nel ruolo di regional e local manager), impegnate nel racconto collettivo on e off line del Bel Paese, con tantissime iniziative tutte da vivere e condividere.
 
Fondatore e Presidente dell’Associazione omonima è, dal 2011, Ilaria Barbotti*, marchigiana classe 1983 e digital PR, di quelle a marchio originale.
 
 
Qual è la sua esperienza? E la sua opinione sulle donne e il digitale?
Scopriamolo insieme in quest’intervista.
 
 
R. Ciao Ilaria. Chi ti conosce già, sa che sei un vulcano in eruzione di idee e progetti. Ma, se dovessi presentarti in breve, come ti definiresti in tre aggettivi?
I.  Curiosa, appassionata, sensibile.
 
R. Chi meglio di te conosce il mondo Instagram! Come lo descriveresti per presentarlo a chi non usa quest’app o non la conosce ancora?
I.  Instagram è un social network che ti permette di esprimerti con la fotografia e connetterti con centinaia di persone vicine a te o anche molto lontane ma che hanno qualcosa in comune con te. È anche una piattaforma per lavorare e consente a tanti di iniziare una carriera professionale.
 
R. Nel 2011 hai deciso di fondare la community Instagram in Italia. Come è nata l’ispirazione?
I. L’ispirazione è sempre stata la fotografia in primis e poi i social media. Unendo entrambi non potevo che imbattermi su Instagram e così è stato. Da subito amore e passione per questo social. Nel 2011 eravamo pochissimi in Italia e questo ha contribuito a farmelo apprezzare e comprendere di più dagli esordi.
 
R. E dal 2011 in poi? Attualmente sei Presidente dell’Associazione Igers Italia e hai praticamente visto crescere questo “fenomeno”. Ti va di raccontarcene l’evoluzione?
I. All’inizio era una pura piattaforma di photo sharing e molto americana. Con gli anni, con la crescita numerica e geografica dell’app e l’evoluzione e le funzionalità aggiunte di anno in anno, si è trasformata in una piattaforma di influencer marketing e di business per creatori di contenuti ed aziende. Convivono comunque ancora oggi con questo lato business, alcune realtà slegate da questo ambito e che fanno promozione del territorio italiano in tutte le sue forme e della fotografia senza finalità di lucro. IgersItalia lo fa, come ricordi tu, dal 2011. 
 
R. Relativamente al mondo Instagram (ma non solo), si parla tanto di influencer, cuoricini, numero dei follower e bot. Cosa ne pensi?
I. Come accennato, Instagram è ad oggi la più importante piattaforma su cui si fa influencer marketing. Nel futuro sarà così ancora per qualche anno, con sempre evoluzioni e cambiamenti come, ad esempio, l’ultimo legato alle Stories e ai video effimeri che stanno andando forte, quasi più delle fotografie.
Riguardo ai numeri, ai like, ai cuoricini, ovviamente questi sono dati numerici e quantitativi che servono a misurare il valore di quello che si condivide su Instagram. C’è però tutta la parte legata alla qualità e soprattutto all’etica che non vanno sottovalutati e che, anzi, sono per me fondamentali e primari quando si lavora e si coinvolgono persone nei progetti.
 
R. E cosa ne pensi di chi utilizza “trucchetti” non proprio “onesti” per aumentare la propria digital reputation?
I. Chi fa uso di pratiche di black-hat, come acquisto di like o follower o acquisto di profili, oltre che violare le policy di Instagram e, quindi, rischiare di vedere cancellato il suo profilo, viola anche regole di buon senso ed etica oltre che professionalità e, almeno per me, sono non professionali. Personalmente non collaboro con chi fa uso costante di questo tipo di pratiche e lo ritengo grave e dannoso per l’intero sistema e soprattutto per chi lavora bene e seriamente. Ci rimettiamo un po’ tutti quindi sarebbero comportamenti da segnalare sempre con i dovuti modi e metodi.
 
R. Oltre Instagram, c’è molto di più. Sei una Digital Marketing Consultant e PR. Come descriveresti il tuo lavoro e com’è la vita di una – sintetizzando – digital PR?
I. Nel quotidiano creo e coordino progetti digitali, mettendoci testa e cuore e creatività. Mi definiscono una Digital boutique agency perchè lavoro in maniera sartoriale per ogni cliente, cercando di proporre sempre progettualità nuove, innovative e diverse da quello che vedo ogni giorno on line. Negli anni mi sono creata anche una ampia e varia rete di partner e collaboratori con cui lavoro molto bene.
Conto, comunque, come disse qualcuno di famoso a tentare di ” realizzare cose che mi sembrano oltre la mia portata” 😉
 
R. Quando hai compreso che questo era il settore nel quale investire la tua carriera?
I. Sin da subito, con i social da sempre, dal 2007 da quando mi sono laureata ed ho iniziato a lavorarci in agenzia. Con le PR “inconsciamente” l’ho sempre fatto per vocazione personale, lavorativamente parlando mi sono dedicata solo a questo dal 2012 in poi.
 
R. Il tema di questa rubrica tocca, anche, il rapporto tra Donne e digitale. Cosa ne pensi? 
I. Conosco tantissime donne che lavorano nel digitale e ne stimo diverse, alcune sono anche fonte di ispirazione per me per la loro immagine e creatività sempre sul pezzo e nuova.
Credo che le donne hanno un grande potenziale umano e professionale e possano fare la differenza anche nel mondo digitale italiano.
 
R. Il mondo del digitale è alla portata di tutti, ma non per tutti. Quanto contano sensibilità personale, esperienza e formazione?
I. Sono fondamentali, tutti e tre! Per fare carriera e per crescere bene. Senza esperienza non si può dire di conoscere un settore o un mercato, senza sensibilità rischiamo scivoloni o figuracce che possono segnare la tua carriera, la formazione per noi è costante e quotidiana con tutte le evoluzioni che il digitale porta con se, daily 😉
 
R. Qualche consiglio da dare a chi sta muovendo i primi passi in questo settore?
I. Se vuoi fare la Digital PR freelance o in agenzia, devi conoscere molto bene questo mondo: social media, blogger, influencer, instagramer, youtuber e via dicendo. È un modo ampio e diversissimo, ogni contesto ha le sue metriche e variabili. Instagram è diverso da un blog, come è diverso da Youtube. Di base non cambia, almeno per me, il conoscere realmente persone che non sono sono un contatto sulla rubrica o su Facebook, ma qualcosa di più. Quindi: conoscenza del contesto, conoscenza delle persone che lo popolano e ascolto costante di cosa sta cambiando e della direzione verso cui si sta andando.
Se vuoi fare il content creator devi essere bravo a creare contenuti che abbiano qualità e un valore, devi raccontare storie e specializzarti in uno specifico settore, evitando di buttarti nel marasma o in un mercato saturo.
 
R. E, ritornando a Instagram: qualche trucchetto utile per rendere cool un account?
I. Condividere poco, 2-3 volete a settimana, in questo periodo aiuta ad aggirare l’algoritmo. Condividere solo contenuti di qualità, anche short video se sapete farli bene, usare moto le Stories – ma solo per far vedere cose “cool”, non la vostra vita quotidiana sul divano o in pigiama 😉 a meno che non siate super Chiara Ferragni!
 
R. Se dovessi osare un confronto tra l’Ilaria che eri e l’Ilaria che sei oggi, cosa ci diresti? Modificheresti qualcosa nella tua crescita personale e professionale?
I. Forse trascorrerei più tempo a studiare all’estero e a lavorare a Milano o in altre capitali europee come Berlino o Londra, in contesti più stimolanti e creativi… ma poi la vicinanza al mare del Conero.. spesso mi fa dimenticare il business in senso stretto 😉
Se potessi tornare indietro forse farei ancora più viaggi perchè per me sono fonte di ispirazione costante e di arricchimento.. ma per questo c’è sempre tempo! Next stop Hong Kong!
 
R. Progetti per il tuo futuro?
I.  Il mio secondo libro, appena chiuso, che uscirà nel 2018 sempre col mio editore di fiducia, Hoepli, che parla di quello di cui mi occupo ogni giorno: Instagram, evoluzione del mercato, Influencer marketing ed etica.
Nel 2018 mi dedicherò a creare progetti innovativi che uniscono più piattaforme e diverse competenze per alcuni brand con cui lavoro già e che amo molto, lato automotive e travel. 
Stiamo infine pensando anche ad una evoluzione dell’Associazione Igersitalia verso temi formativi e istituzionali.
 
 
Per seguire Ilaria su Instagram:
@ilarysgrill
 
** Per seguire le community nazionali e lucane:
@igersitalia 
@igersbasilicata
@igersmatera
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Per saperne di più sul primo libro edito da Hoepli e a cura di Ilaria, clicca qui: Instagram Marketing
Se vuoi seguirmi su Instagram, cercami, sono @robdrusilla
 
 

Donna continuamente sull’orlo di una crisi di… stupore

“Io continuo a stupirmi. È la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta.

Lo so. Può sembrare banale cominciare qualsiasi cosa con uno degli aforismi di Oscar Wilde, ma questa frase riassume in maniera netta la mia filosofia.

In questi tempi incerti, farsi travolgere dagli eventi senza comprenderne bene cause e conseguenze è molto facile. Ecco perché credo che la meraviglia sia un’àncora di salvezza importantissima per rimanere con i piedi per terra e perseverare. E quando parlo di stupore e meraviglia, non intendo solo la loro accezione positiva, sia chiaro.

Ma facciamo un passo indietro.

Sono Roberta. Vivo a Ferrandina praticamente da sempre (escluso un breve lustro vissuto a Lecce per l’Università), e mi ritengo, ormai, materana d’adozione e cittadina del mondo.

Attualmente, tra le tante cose, lavoro come social media manager per un’agenzia di comunicazione e gestisco una web radio.

Molti potrebbero esclamare: “Figo!” – come sono vintage con quest’espressione.

Beh, sìfondamentalmente lo è. Perché il cervello deve essere sempre in moto, perché hai modo di conoscere tanta gente, perché devi essere sempre aggiornatissimo sulle ultime novità e pronto a cogliere l’attimo, attingendo da mille mila esperienze di vita diverse, perché essere creativo è paragonabile a poter esprimente liberamente la propria personalità. E ti pagano pure per questo!” (cit.) – la web radio no, è volontariato. Per ora.

Però, molti esclamano anche (e lo fanno): “Ah, bene, praticamente stai tutto il giorno su Facebook. Bello lavorare così”. E tu prendi e porti a casa, anche se cerchi di darti la dignità che ti spetta quando ti riesce, spiegando un po’ che non è proprio quello il tuo lavoro, ma va bene, prima o poi passerò dall’essere un paparazzo del web a una che lavora nella comunicazione digitale.

Raccontata così, ecco perché sembra riduttivo cercare di spiegare che il lavoro creativo è molto, ma molto complesso, soprattutto nel mondo digitale e se:

  1. è importantissima la competenza – fattore molto spesso sottovalutato perché certe cose sono alla portata davvero di tutti;
  2. vivi in un territorio – mi dispiace ammetterlo – in cui l’evoluzione del web è in fase embrionale, mentre il mondo corre ed è già arrivato almeno alla sua adolescenza informatica;
  3. la tua propria componente caratteriale non prescinde dall’insicurezza (ma lo considero, in fondo, un bene per mettermi sempre alla prova);
  4. non è sempre tutto rosa e fiori, soprattutto nei confronti con i tuoi “simili” (da leggere considerando per bene i punti 1, 2 e 3).

Bene. Comprendete, allora, il perché lo stupore sia stato grande, ma piacevole, quando un giorno Stefania persona a cui devo molto della mia formazione e una delle poche con cui riesca a mantenere un confronto sano e costruttivo – mi ha contattata per dirmi “ho grandi idee e vorrei che tu ne prendessi parte”.

E per grandi idee intendeva dire proprio idee grandi, di quelle che non sai se ce la potrai fare a collaborareperché ti senti piccola, piccola – eccola lì, l’incertezza – e che subito mi hanno fatto pensare e chiedere 

Perché proprio io? Ce la farò? Sai che è una bella sfida, vero?

Va bene, sono un po’ troppo negativa, lo so. Ma la risposta è stata: ok, proviamo. Vediamo. Facciamo. Cominciamo. Posso esserne capace con l’impegno di sempre e di più, come sempre.

E ho accettato. Senza più se e ma. Per stupirmi e mettermi alla prova. Per imparare ancora e confrontarmi con altre splendide fanciulle (Cia, appena conosciuta ma una gran bella scoperta, e Francesca, una tempesta zen e positiva da cui ti lasci volutamente trasportare) e da tante e tanti altri che so arriveranno.  

Ed eccomi qui, a scrivere questo stream of consciousness su una nuova esperienza da cui poter attingere e in cui poter dare.

Senza presunzioni, senza moti d’orgoglio, se non quello di poter contribuire, nel mio piccolo, a raccontare e portare (spero!) un po’ di impressioni su questo mondo in totale e continuo divenire.

Per il momento, continuo a stupirmi, sperando di poterlo fare sempre di più, insieme.

Chissà come andrà. Vedremo. Noi, l’impegno, ce lo mettiamo. Ed è solo l’inizio.

 

[Photo by Giusy Schiuma]