Maria Canabal, donne e cucina

Donne e cucina, il più banale degli stereotipi?

Ebbene? No!

Sembra che la cucina sia il regno delle donne.

Quante di voi possono vantare mariti e compagni che sanno cucinare?

E, sopratutto, da oltre un anno con la nostra rubrica Hello Girls proviamo a dar voce all’altra metà del cielo!

Ma… c’è sempre un ma…anche in cucina!

Nonostante siamo – pare – depositarie della tradizione gastronomica di ogni sperduto angolo del mondo, curiamo e amiamo la cucina, quante sono le donne che brillano nel firmamento dell’alta cucina?

Com’è possibile, quindi, che i grandi chef stellati siano quasi tutti maschi?

E allora chi è Maria Canabal?

Gastronoma franco-spagnola, giornalista e soprattutto fiera femminista.

Il punto è: dare potere alle donne nel mondo della gastronomia.

Ovvero creare un network mondiale in cui le donne siano finalmente protagoniste e far sì che anche in questo settore la gender equality diventi piano piano – ma non troppo – realizzabile.

Ed è per questo motivo che Maria Canabal ha pensato di dare vita al Parabere Forum.

Ma cos’è questo Forum e che obiettivi ha?

“PARABERE è una piattaforma internazionale indipendente che presenta le opinioni e le voci delle donne sui principali problemi alimentari.

PARABERE si impegna a migliorare lo stato della gastronomia, del cibo, della nutrizione e dell’agricoltura coinvolgendo leader in vari campi, dalle imprese e dal mondo accademico alle questioni politiche e sociali. Distribuendo l’esperienza e l’esperienza delle donne in tutte le generazioni e aree geografiche, offre discussioni pratiche su come superare le barriere e creare nuovi orizzonti e opportunità, sia a livello locale che globale, nonché un dibattito approfondito e innovativo su idee importanti.

PARABERE promuove anche il progresso delle donne in tutto il mondo attraverso le reti aziendali e sociali.”

E al motto di #empoweringwomen questo è il nostro augurio per oggi, domani e per ogni giorno a venire!

Direzione Asia, siete pronti?

BORSE DI STUDIO IN GIAPPONE PER LAUREATE INTERNAZIONALI

La Japanese Association of University Women, un’associazione di donne universitarie giapponesi, offre borse di studio a studentesse internazionali con l’obiettivo di permettere a giovani ricercatrici e laureate di trascorrere un periodo di 4 o 6 mesi in un istituto di ricerca in Giappone.
 

REQUISITI

  • essere donne (non giapponesi)
  • avere meno di 45 anni 
  • essere in possesso di diploma di master o superiore
  • aver ottenuto consenso presso istituto/università dove si ha intenzione di svolgere le ricerche
PERIODO DELLA BORSA: da ottobre 2019 a marzo 2020

SCADENZA: 31 MARZO 2019 – INFO
 
 
 
 
BORSE DI STUDIO PER MASTER O DOTTORATO IN COREA
 
Il Ministero dell’Istruzione, delle scienze e della Tecnologia della Corea del Sud, mette a disposizione delle borse di studio per master e dottorati, a cui possono accedere anche gli studenti italiani.  
 REQUISITI 
  • avere al massimo 40 anni entro il 1 settembre 2019
  • laurea triennale per richiedere la borsa per il master
  • laurea specialistica per richiedere la borsa per il dottorato
  • sono ammessi coloro che otterranno il titolo entro il 31 agosto
LINGUA RICHIESTA: coreana o inglese
OFFERTA
  • Tutti i campi di ricerca sono accettati, con preferenza per le scienze naturali e l’informatica.
  • 24 mensilità per il Master
  • 36 mensilità per il Dottorato.
  •  I corsi sono preceduti da 12/18 mesi di corso di lingua coreana, salvo per i candidati in possesso di certificato di attestazione della conoscenza della lingua coreana TOPIK livello 5 o 6
  • importo mensile è di circa 750 euro più diversi benefit tra cui biglietto aereo andata-ritorno, tasse universitarie, spese per il corso di lingua, spese per rilegatura tesi finale etc.
 DATA INIZIO BORSA: 1 settembre 2019 (entrata in Corea tra il 23 e il 27 agosto 2019)  
CANDIDARSI ENTRO VENERDÌ 8 MARZO 2019 – INFO

Miss in Action, per startup al femminile

Per le Startup al femminile o composte almeno al 50% da donne una occasione di accelerazione grazie al programma

MIA – Miss in Action

Grazie a

  • Digital Magics, incubatore di startup digitali
  • BNP Paribas International Financial Services
  • BNP Paribas Cardif
  • Findomestic
  • Arval Italia
  • BNL Gruppo BNP Paribas

e con il patrocinio del Comune di Milano.

L’acceleratore sceglierà le quattro migliori startup e piccole e medie imprese innovative, che avranno accesso a un programma di formazione e sviluppo del prodotto e servizio, creazione di un prototipo ed evento finale con gli investitori.

Quali sono gli obiettivi del programma?

Principalmente due:

  •  sostenere e promuovere l’imprenditoria femminile
  • contribuire a far crescere la compagine delle donne all’interno dell’ecosistema dell’innovazione italiano

così da sostenere la crescita di nuove professionalità e della competitività dell’Italia!

Layla Pavone, Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital, in una intervista ad Alley Oop de Il Sole 24 Ore ha dichiarato

Non abbiamo volutamente indicato un settore specifico proprio perché vogliamo conoscere e selezionare i migliori talenti digitali donne italiane, in grado di rispondere alle domande e alle esigenze non solo del mercato, ma anche della società.Per questo è estremamente importante e fa davvero la differenza il team che ha ideato e che ha sviluppato un progetto: deve essere determinato, completo e coeso, tutte caratteristiche che da sempre contraddistinguono noi donne”.

e ancora

MIA – Miss In Action vuole quindi aiutare le donne nello sviluppo del loro potenziale, fornendo strumenti e competenze per costruire, lanciare sul mercato e migliorare imprese digitali di successo”.

Se volete partecipare avete tempo fino al 20 gennaio per inviare la vostra candidatura a www.missinaction.it

La letteratura delle donne – Intervista a Mariateresa Cascino

Una pausa per parlare di letteratura delle donne.

Ho incontrato Mariateresa Cascino prima che lei andasse in palestra e io dalla parrucchiera. Cose tipicamente da donne, penserete. Se non fosse che sia io che lei ci andiamo nella pausa pranzo incastrando il lavoro, la famiglia e i vari impegni.

Ed è in questo clima di femminilità che ci siamo parlate, la mia doveva essere un’intervista e si è rivelata una chiacchierata, un confronto.

Io sono partita subito con “Qualcosa di rivoluzionario” e lei ha continuato con “Le parole hanno sempre il potere di cambiare il mondo” (Terry Pratchett).

I nostri sguardi si sono accesi e lei mi ha raccontato del Festival – Women’s Fiction Festival – e di quanto sia cambiato dal 2004 ad oggi.

Sono cambiati i temi e le impellenze ma non è cambiata la necessità di parlare alle donne con le donne per allontanare un po’ quel fenomeno della sottoutilizzazione di genere.

É sempre importante ricordarsi che esiste ancora una letteratura di serie A ed una di serie B, a voi capire quella femminile dove sta, ma abbiamo parlato anche di scuola.

Nelle scuole il Women’s Fiction Festival porta gli autori, li fa intervistare ai ragazzi e fa un lavoro eccezionale sull’educazione del pubblico donando ai più giovani occasioni uniche.

Abbiamo parlato del progetto di quest’anno insieme a Giannino Stoppani e di Becky Riches e Silvia Palumbo che con grande impegno lo stanno portando avanti per parlare ai più giovani di legalità, che non basta mai.

Poi le ho chiesto di quali sono le opportunità che il Master in Editoria può offrire a giovani disoccupati della nostra regione e la sua risposta è stata lucidissima:

“É necessario rafforzare le competenze, scoprire e conoscere nuove piattaforme, nuovi strumenti di promozione e comunicazione. É importante che le piccole case editrici del nostro territorio, per aprirsi a nuovi mercati, si aprano anche a nuove professionalità che il Master si propone di formare”.

Ci siamo lasciate con una promessa, continuare a parlare di donne, di letteratura e progetti editoriali!

Creative Speed Up è donna!

L’imprenditoria femminile sarà al centro del primo Creative Speed up!

Ve ne abbiamo già parlato in diverse occasioni ma oggi vogliamo raccontarvi un piccolo retroscena.

Abbiamo ricevuto decine di candidature per il primo Creative Speed Up e ormai la selezione è fatta, aspettiamo solo che arrivi il 19 marzo per cominciare ma c’è un dato importante che desideriamo condividere con voi:

Il primo Creative Speed Up è donna!

Ovvero?

Ben 11 dei 15 selezionati sono donne che arriveranno da tutta Italia a Matera per accelerare la loro idea imprenditoriale.

Le idee proposte sono stupende e spaziano dall’artigianato artistico all’architettura, dai servizi museali al turismo esperienziale.

Quel che sappiamo è che l’imprenditoria femminile è in forte espansione e questo dipende da molteplici ragioni che vanno dagli incentivi all’imprenditoria alla voglia di rimettersi in gioco dopo la maternità senza escludere il desiderio di esprimere se stesse e la propria creatività.

Ora non ci resta che iniziare, voi potrete seguirci e scoprire chi sono le meravigliose donne che faranno parte di questo progetto!

 

 

The book seeker, nella rete dei libri

Mariateresa ha 31 anni, quando la incontro un venerdì mattina nella sala relax del Comincenter, dopo alcuni brevi messaggi scambiati sui social, porta al collo un bellissimo ciondolo che rappresenta il mondo, indossa un maglione rosa antico, ha gli occhi e le labbra truccate in modo leggero ed elegante. Ispira subito delicatezza e pure intraprendenza,  precisione,  intelligenza profonda, curiosità estrema.

Chiacchierando, scopriamo che, come me, ha origini montesi ma che ormai da più di 18 anni vive a Matera. Laureata in Scienza della Formazione primaria è una lettrice onnivora, e  da buon sagittario è una grande  “cercatrice”. É stato proprio  un verbo associato  al suo segno zodiacale in un articolo inglese, ad ispirarle il suo nickname per il suo blog letterario e per il suo account instangram, The book seeker.

Spulciando su quest’ultimo ti rendi subito conto che le recensioni dei libri che propone sono assai eterogenee.

Da dove nasce la tua passione per la letteratura?

Sono nata in un ambiente colto, sono stata immersa nella cultura cinematografica e in quella  letteraria da sempre. Sono nata e mi hanno messo in mano libri e fumetti. Mia madre è un’insegnante e mio padre ha una cultura molto vasta soprattutto  nel mondo cinema. Per me questa passione è stata qualcosa di naturale.

Cosa ti ha spinto a condividere questa passione con gli altri attraverso i canali digitali e social?

Come percorso è nato principalmente su YouTube, ho iniziato a fare recensioni attraverso quel canale. Avevo ripreso a leggere più assiduamente e avevo la necessità di parlare dei libri che leggevo. Da autodidatta avevo già imparato ad usare Photoshop e altri programmi di montaggio video. Tuttavia per mancanza di tempo mi sono dovuta fermare e mi sono spostata sul blog, che è un po’ più veloce da gestire e da lì oggi si ramificano  tutti gli altri account  social.

Tra tutti i social quale ritieni sia quello che arriva con più facilità al pubblico del web?

Sicuramente Instagram, perché l’immagine è più immediata, cattura di più l’attenzione soprattutto se è accattivante e se curi la presentazione e  mi diverto un sacco ad orchestrare la composizione  delle foto. Ho una reflex, conosco poco la tecnica ma punto soprattutto sul gusto estetico.

Attualmente puoi considerare questa tua attività una passione o un lavoro?

É una passione, anche se ho avuto dei contatti con delle case editrici, che mi hanno mandato su mia richiesta dei testi. Certo, mi piacerebbe che lo diventasse. Leggo ciò che mi va e in qualche caso recensisco autori emergenti.

Quali sono i  tuoi autori preferiti?

Stefano Benni, lo seguo da sempre e Camilleri, autore che mi ha fatto conoscere mio padre. Ho sempre avuto una passione sia per la linguistica che per l’evoluzione delle lingue e le diverse differenze tra i dialetti. In questo momento sto leggendo un libro edito da Adelphi  che si chiama  Epepe  che ha come tema l’incomunicabilità.

Quali sono i futuri sviluppi legati al tuo blog?

Tra i miei progetti c’è l’idea di coinvolgere locali della città, chiedendo loro se ci sono dei libri che li hanno ispirati, mi piacerebbe raccontarne, unendo quindi l’ aspetto turistico a quello  culturale.

Ci sono aneddoti che ti sono capitati legati al blog o persone interessanti conosciute?

Tra tutte la realtà quella di Nativi digitali è una tra le più interessanti che ho conosciuto. Pubblicano soprattutto  esordienti . Ho scoperto anche chicche pubblicate da case editrici piccolissime, o addirittura auto-pubblicate, e tramite il blog ho scoperto che il padre di un mio amico ha aperto una casa editrice. La rete nasce commentandosi, leggendosi a vicenda, ci si ingrandisce così.

Esistono delle comunità virtuali di bloggers?

Ho trovato più amichevole la comunità di YouTube, avevano creato un gruppo su Facebook, si scambiavano opinioni e si stringeva amicizia più facilmente. I blog li trovo un po più freddi.

Si può influenzare attraverso un canale social la lettura di un libro?

Di solito i followers hanno già uno spirito critico, che si sono creati autonomamente con la lettura. Puoi influenzare i quattordicenni magari legati ancora ai Best Sellers del momento,  ai quali puoi proporre un altro tipo di lettura, sempre con molta cautela.

Lo scambio sul web è proficuo?

Sì, certo mi arrivano un sacco di consigli, con alcuni blogger abbiamo un bellissimo scambio.

Ci sono passioni collaterali che ti ispirano?

Tutto, qualunque quadro io guardi, qualunque film io veda, questo può fornirmi uno spunto, può ispirarmi.

Tieni in particolare a  veicolare un messaggio?

Innanzitutto una cosa che cerco di far passare sempre è di smetterla con lo stereotipo del lettore solitario, complessato, triste, dimesso, sfigato e pure allo stesso tempo di quello speciale che legge un sacco. Siamo persone normali, possiamo interessarci a cose frivole e avere una vita sociale normalissima. Ciò che tengo a difendere spesso sono le sfumature. Non bisogna mai vivere a compartimenti stagni e soprattutto avere della cultura un’idea di freschezza, arricchimento e libertà.

L’ultimo libro che hai letto?

Donne in fuga”  con il sottotitolo vite ribelli nel Medioevo, è un breve saggio di una docente universitaria che dall’esame di carte processuali e notarili, ed epistolari ha ricostruito vicende di donne vissute nel medioevo, le quali  vite sono tutte collegate dalla fuga. Essere donna nel Medioevo significava essere donne in fuga e ribellarsi a qualcosa, dalla ribellione più piccola a quella estrema come il suicidio, per uscire da situazioni insostenibili, come un matrimonio di costrizione,  un marito violento e ostile.

 

 

#SocialGnock – un bar virtuale per donne reali

Ho scoperto questo gruppo Facebook di recente e me ne sono follemente innamorata.

Ci trovo dubbi amletici e sogni nel cassetto, richieste che rasentano la follia e risposte a quesiti di vario genere.

É quel luogo che vorresti avere sotto casa, un bar, dove andare in pigiama appena sveglia o appena rientrata dal lavoro per farti uno spritz con le amiche e sapere che c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti!

Ma cos’è #SocialGnock?
#socialgnock è una community fatta di donne che per lavoro o divertimento vivono quotidianamente la folle vita dei social network. Tra un pin e un tweet, un post e un tag #socialgnock è una vera e propria piazza dove potersi ricaricare e farsi semplicemente una risata, potersi raccontare in completo relax (dal tacco all’infradito) e naturalezza (niente photoshop). Siamo le nuove “comari del web”, ci piace parlare e condividere con rispetto ciò che pensiamo e viviamo, con chi incontriamo con una consapevolezza: tu non ti senti #socialgnock, tu sei #socialgnock da sempre (solo che fino a oggi non lo sapevi!).

Le regole di ingaggio sono precise e rispettatissime, come è giusto che sia in un gruppo Facebook che conta più di 8.000 membri e se qualcosa non va arriva il #teamciao – sempre per mantenere alta la simpatia – e “zanzan” al tuo post!

Ci ho ritrovato tante donne fantastiche: amiche, ex-colleghe dell’università, colleghe di lavoro e web-amiche, mamme e single incallite, professioniste affermate e aspiranti tali; tutte accomunate da un’unica passione.

L’altra cosa interessante è che in questo gruppo non ci sono giudizi né insulti, come spesso capita in altri, ma ogni cosa si accoglie e si condivide e tutte sono pronte a dare consigli e spunti utili e a mettere a disposizione la propria rete di contatti.

Insomma, #socialgnock è un po’ il gruppo Whatsapp che non devi silenziare, anzi!

[Immagine cover del gruppo Facebook realizzata da Marlene Miele]

 

 

 

Essere donna oggi, grazie Elio!

Ultimamente ascolto parecchio Elio e le storie tese, sarà che si stanno sciogliendo e mi viene un po’ di attaccamento nostalgico, e un pezzo del lontano ’92 – e io avevo appena 8 anni – fa così

“…Essere donna oggi,
aspirare al ruolo che la storia ti deve:
quello di simpatica,
paciosa, imprevedibile
nocchiero di un veliero proiettato
verso il mare del duemila…”

E ogni volta che lo ascolto penso a cosa significa essere donna oggi e cerco sempre di ispirarmi a modelli di donne brillanti, intelligenti, caparbie e determinate e la mia ultima ricerca mi ha portata a questi 3 nomi, o meglio a queste 3 donne.

Valentina Sorgato, Francesca Benati e Silvia Candiani e voi vi starete chiedendo “Ma chi sono?”

Sono nell’ordine il Direttore generale di SMAU, la General Manager di Amadeus Italia e la General Manager Italia di Microsoft.

Sì tecnologia a tutto spiano, quel fantastico mondo dove solitamente ci immaginiamo una serie di nerd occhialuti e prettamente di genere maschile.

E invece a guidare tutto questo ci sono 3 donne che hanno fatto carriere brillantissime, cambiando lavori e percorsi e costruendo un personal branding di tutto rilievo.

E allora lasciatevi ispirare anche voi, guardate i loro profili Linkedin e studiate a menadito le loro carriere per scoprire che essere donna oggi può essere una grande fortuna!

Valentina Sorgato – Direttore generale di SMAU

Francesca Benati – General Manager at Amadeus IT Group

Silvia Candiani – Country General Manager Microsoft Italia at Microsoft

Tutte le donne del mio 2017

Oggi compio 33 anni e ogni anno mia mamma, mentre prepara la mia torta, racconta di quanto nevicava quel 26 dicembre e io ogni volta mi emoziono e faccio un resoconto di quello che l’anno appena trascorso ha portato, tolto, cambiato.

Quest’anno sono successe tante cose di cui essere felice e grata.

Ma la cosa più importante di questo 2017 è stato scoprire quanto valore hanno le persone che mi circondano, in particolar modo le donne che fanno parte della mia vita.

Mi sento così fortunata di aver incontrato donne forti e coraggiose, timide ma tenaci, schive e caparbie.

A quelle che hanno bimbe ribelli

A quelle sognano di averne

A quelle che pianificano viaggi avventurosi

A quelle che sognano in grande

A quelle che cercano la strada per essere felici

A quelle che prendono il coraggio a piene mani

A quelle che seppure hanno paura non si tirano indietro

A quelle che lavorano duro

A tutte le donne che conosco voglio dire grazie, grazie per non mollare mai.

Ilaria Del Monte, il magico dentro e fuori di noi

Ilaria mi accoglie nel suo studio colorato con il suo solito sorriso e un caldo bagliore negli occhi.
Ilaria la conosco da molto tempo, siamo cresciute nello stesso paese, abbiamo abitato nello stesso quartiere e abbiamo molti amici in comune. Nel suo studio, arredato da una libreria viola piena di libri, dal suo computer, da alcuni dei suoi ultimi quadri, da un carrello pieno di tubetti di colori usati, da una uccelliera vuota, ciò che attrae la mia attenzione è un angolo in cui la sua splendida bambina ha lasciato le impronte delle sue piccole mani. Quella di Delia sarà una delicata presenza-assenza che ci accompagnerà durante la nostra chiacchierata.
Ilaria ha 35 anni e vive tra Milano e Matera, si è formata all’accademia di Brera, ha all’attivo una lunga serie di personali e collettive di portata nazionale. Insieme ad altre artiste italiane contemporanee si inserisce in una corrente artistica tra il surrealismo e il realismo magico.
Mentre si racconta mi colpisce il suo tono di voce lento e basso, denota profondità di pensiero, una certa timidezza, educazione, riservatezza, eppure anche una grande libera consapevolezza mista a dolcezza.
Discutiamo amabilmente per più di due ore, e scopriamo di avere molti interessi in comune, dagli studi di bioenergetica di Lowen a quelli di psicomagia di Jodorowsky. Parliamo di radici, della suggestione di alcuni elementi apparsi nei suoi sogni e inseriti poi in alcuni dei suoi quadri. Mi racconta di sé, della sua vita e in molti frangenti ridiamo, discutendo sull’esistenza delle nostre vite passate e su altre amenità.
Le domando dove affondano le radici della passione per la pittura e la vena surrealista.

“In realtà siamo nate insieme, nel senso che quando ero piccola l’unica cosa che mi piaceva e che mi appassionava e su cui spendevo proprio i pomeriggi e le giornate è stato sempre disegnare, quindi questo i miei l’hanno capito subito e mia mamma l’ aveva capito sin da quando ero piccola piccola che dovevo fare un’attività affine alla creatività, manualità , etc, finchè poi a sei anni mi ha iscritta a pianoforte. Sono andata avanti studiando la musica, studiando cinque ore al giorno gli esercizi, e li impari un po’ la dimensione solitaria del costruire un pezzo musicale, che ti devi dedicare insomma, studiare pianoforte e superare gli esami al conservatorio per un undicenne, un dodicenne è dura, veramente dura, soprattutto se vorresti stare in strada a giocare con i tuoi amici in quel momento. Poi finalmente ho deciso di ribaltare la mia esistenza e verso i 15 anni, ho lasciato il conservatorio , ho comprato i colori ad olio, come avevo desiderato sin quando ero più piccola. Ho fatto pace con Ilaria infante, con Ilaria bambina e ho iniziato a dipingere e la soddisfazione che avevo nel vedere piano piano il dipinto che si creava, ma anche copiando opere di altri, era immensa per me. Ho completamente lasciato la musica che ringrazio. É la musica che ti aiuta ad avere un dialogo interiore con la parte più sensoriale di te e più poetica anche, è un linguaggio proprio a parte, e questo emerge ogni volta che lavoro. Successivamente ho imparato che dipingere poteva essere il mio lavoro, effettivamente non avevo allenato nessuna altra facoltà lavorativa. Quello che mi piaceva era dipingere e per fortuna sono nata in una famiglia che ha sempre sostenuto e sponsorizzato questo percorso. Non ho mai sentito una parola contraria.
Anche io sono genitore e credo sia molto importante che i bambini sappiano da subito che sono indipendenti e che possono fare le loro scelte, sostenerle nel tempo e scegliere da soli cosa fare. Quella di scegliere per se stessi è una facoltà che va allenata.”

Le chiedo se vivere qui in Basilicata ha sviluppato ancora di più la vena surrealista del suo lavoro.

“Si, secondo me affonda le radici qui, nell’essere cresciuta in queste zone. Per quanto le nostre comunità abbiano una vena fortemente cristiana, mantengono qualcosa della civiltà precedente legata ai miti e anche alle divinità greche, al politeismo, al rispetto per le forze naturali, alla dinamica anche magica che regola la vita della gente e che un po è negativo perché si tende a dare la responsabilità della propria vita e della proprie azioni a qualcosa di altro, ad influenze esterne, e di contro è un aspetto positivo perché popola di superstizione e magia le esistenze da queste parti.”

Le domando se c’è una difficoltà nel conciliare il lavoro d’artista e l’essere madre. E le chiedo cosa consiglierebbe a donne che sono madri e che hanno un talento artistico.

“Anche ora che ho la bambina che è una idrovora di energie, il sostegno dei miei genitori è fondamentale. Sarebbe stato molto difficile continuare a dedicarmi al mio lavoro se loro non ci fossero.
Non penso che una figlia voglia che la propria madre sia frustrata. Un figlio felice ha una madre felice e realizzata. Se devi rinunciare a tutto perché sei madre prima o poi questa cosa si riflette nel rapporto con tuo figlio.
Soprattutto quando arrivano a 12/13 anni e vogliono la loro indipendenza emotiva, poi tu che fai, vai in depressione perché hai riversato tutte le tue energie dentro la loro crescita?
Invece i figli ti accompagnano nella crescita artistica, quello che ho notato diventando mamma, e non avevo preventivato di diventarlo, è che la maternità ti apre delle porte emotive che prima non pensavi di poter esplorare. Mi dispiace per chi non ha fatto ancora fatto questa esperienza di vita. Nasce un altro mondo, più sensato. La vita con dei figli ha molto più senso. Penso a Marina Abramovic che ha dichiarato di aver dovuto affrontare tre aborti voluti per arrivare dove è arrivata, perché pensava che i figli non le avrebbero permesso di diventare l’artista che è . E penso invece a Louise Bourgeois che aveva tre figli e il suo lavoro mi pare molto più sensato. Che consiglio dare? Posso dare solo il cattivo esempio.”

Le domando infine cosa la ispira.

“Ascoltare le storie delle persone sulla loro vita. Mi capita spesso di ascoltare racconti su esistenze paradossali.”

Credo che tornerò presto nello studio di Ilaria, ascoltarla ispira me.

[ph. © Francesca Zito]