Competenze digitali per colmare il gender gap

L’imprenditoria femminile in Italia conta solo il 20%. Per colmare il gender gap tra imprenditoria femminile e maschile servono più competenze digitali.

La forza lavoro mondiale è composta in maggior numero da uomini, e a parità di mansioni le donne lavoratrici guadagnano meno. Le donne che fanno impresa in Europa e Nord America sono addirittura meno numerose che in Asia, dove le imprenditrici sono più numerose degli imprenditori.

E L’ ITALIA?

L’Italia, come nel resto dell’Occidente, vede soltanto un’attività imprenditoriale su cinque guidata da donne. La presenza femminile nelle start-up è addirittura inferiore a quella delle aziende tradizionali.

Eppure studi e ricerche internazionali rivelano che le donne sono più adatte ad individuare i bisogni del mercato e coglierne le opportunità. Le start-up fondate da donne hanno maggiore probabilità di ricevere investimenti rispetto a quelle fondate da uomini.

COME COLMARE IL GENDER GAP?

Molte ricerche confermano che per colmare il gender gap si può contare sulle competenze digitali. Sempre più richieste dalle imprese in fase di selezione, rimangono una prerogativa di candidati di sesso maschile.

Quindi, si deve, innanzitutto, intervenire sulla formazione acquisendo conoscenze e competenze in scienza, tecnologie, ingegneria e matematica in modo da riuscire a superare gli stereotipi di genere.

Un altro aspetto importante è l’avvento dell’automazione che ha fortemente ridotto la forza lavoro femminile.

In conclusione, per essere competitivi e appetibili nel mondo del lavoro odierno è bene accrescere le proprie abilità. Studiare, formarsi, migliorare conoscenze e competenze trasversali, lavorare sulla propria autostima e raggiungere un buon livello di sicurezza in se stessi, rappresentano la chiave per individuare nuove opportunità.

Colloqui di lavoro, croce e delizia del candidato

Cos’è e come si affronta un colloquio di lavoro?

Quante volte vi siete chiesti: come mi vesto? Cosa dico? E se parlo troppo? E se, invece, parlo troppo poco?

Abbiamo chiesto qualche consiglio ai recruiter e agli addetti alla selezione di in.HR, Agenzia per il Lavoro che incontrano ed intervistano quotidianamente candidati alla ricerca di lavoro e di nuove opportunità; l’esperienza maturata nella rete di filiali distribuite su tutto il territorio nazionale ha permesso di capire quanto sia importante fare la giusta impressione a un colloquio di lavoro per risultare vincenti.  

Ed ecco qui quello che loro consigliano per affrontare al meglio questa tappa fondamentale per la tua carriera.

La preparazione al colloquio di lavoro

I colloqui mettono il candidato di fronte ad un selezionatore che cercherà, attraverso domande di varia natura, di capire se la persona in questione è quella giusta per ricoprire la posizione aperta.

Prepararsi per un colloquio di lavoro è una pratica fondamentale da cui dipenderà gran parte del risultato finale. I segreti per affrontarlo nel migliore dei modi sono:

  • Conferma la presenza alla convocazione a colloquio: Scrivi/comunica la risposta in maniera formalearrivando dritto al punto.
  • Raccogli informazioni dettagliate sulla società, visitando il sito dell’azienda, gli account social e cercando notizie utili.
  • Rileggi l’annuncio, la lettera di presentazione ed il curriculum prima del colloquio.
  • Dai importanza a come ti presenti: non ci sono regole generali ma occorre essere in linea con la posizione e lo stile dell’azienda per cui ci si propone (un lavoro creativo è diverso da un lavoro impiegatizio: l’abbigliamento deve essere consono e adatto al tipo di azienda e posizione).

Colloquio di lavoro: domande frequenti e struttura

Il colloquio è un’intervista. Alcune domande seguono spesso una struttura di 3 step principali.

Step 1: auto-presentazione, pregi e difetti

Spesso si parte con una presentazione libera del candidato. Occorre sfruttare questa opportunità preparando un discorso introduttivo su di te e sulla tua carriera che metta in luce gli aspetti significativi legati all’offerta di lavoro, in modo da risultare preparato e spigliato al momento di presentarti al recruiter.

Altrettanto spesso viene chiesto di specificare i propri pregi e difetti a colloquio: anche qui è fondamentale la risposta e dimostrare di avere le idee chiare sulla posizione a cui si aspira. È bene essere sinceri e fornire un quadro il più realistico possibile.

Step 2: La tua storia lavorativa

Arriva al colloquio avendo chiaro quello che devi raccontare delle tue esperienze precedenti senza perderti in dettagli insignificanti o omettendo informazioni importanti. Parti sempre dalle esperienze più recenti e scendi nei particolari quando ci sono punti di contatto con l’opportunità di lavoro che ti interessa.

Step 3: perché dovrebbero scegliere proprio te?

Questa domanda ha un obiettivo importante: valutare quanto sei in linea con l’azienda e la sua cultura. Il contesto lavorativo e il metodo di lavoro, infatti, sono diversi da azienda ad azienda, ed è importante per il recruiter capire se saprai ambientarti al meglio in quello che sarà il tuo futuro team o la tua nuova posizione.

Ricorda, il selezionatore cerca nel candidato:

Motivazione | Dedizione | Sintonia | Risultati 

Gli ultimi consigli: mantieni il focus e il giusto atteggiamento

Se sei realmente interessato a questo lavoro, devi cercare di tirare fuori il meglio di te nel tempo che hai a disposizione. Durante il colloquio di lavoro è importante:

  • dimostrare che questo lavoro è quello che vuoi;
  • porre domande pertinenti;
  • mostrare un buon senso dell’umorismo e cordialità ma senza esagerare;
  • sfruttare bene il tempo: una intervista individuale dura normalmente dai 20 ai 50 minuti, durante questo tempo è importante che tu mantenga la concentrazione e continui a mantenere alto il livello di interesse;
  • non perdere dettagli importanti;
  • essere puntuale;
  • ascoltare il selezionatore, non parlare male di nessuno, nemmeno dei precedenti posti di lavoro;
  • essere positivi, chiari e coerenti.

Diventa venditore: il colloquio è un momento in cui bisogna “vendere” se stessi. È importante mettere in primo piano gli aspetti positivi del proprio carattere e valorizzare le proprie esperienze, competenze e formazione riuscendo a convincere i selezionatori che sei la persona “giusta” per quel ruolo, ma attenzione a non esagerare!

Se questi consigli ti sono stati utili e se stai cercando lavoro abbiamo una Masterclass gratuita che potrebbe fare al caso tuo!

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Una full immersion di 60 ore per acquisire le competenze utili per approcciare la clientela in maniera efficace, utilizzando una modalità comunicativa basata sull’ascolto per comprendere il fabbisogno anche non espresso dal cliente ed acquisire le basi del social media marketing utili ad avere un profilo professionale completo!

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5 Soft Skills che ti serviranno quest’anno

Quali sono le soft skills che dovrai “rafforzare” per affrontare questo e i prossimi anni?

Rafforzare una soft skill è uno dei migliori investimenti che puoi fare per la tua crescita professionale!

Le soft skills non passano mai di moda!

L’intelligenza artificiale sta rendendo sempre più importanti le soft skills, poiché sono proprio il tipo di abilità che i robot non possono automatizzare.

Ecco perché oggi il 57% dei senior leader afferma che le soft skill sono più importanti delle hard skills.

E allora quali sono le soft skills che le aziende cercano maggiormente nel 2019?

Creatività –  Perché è importante? Mentre i robot sono bravi a ottimizzare le vecchie idee, le organizzazioni hanno più bisogno di impiegati creativi in ​​grado di concepire le soluzioni di domani.

Persuasione – Perché è importante? Avere un grande prodotto, una grande piattaforma o un grande concetto è una cosa, ma la chiave è persuadere le persone a comprarlo.

Collaborazione – Perché è importante? Man mano che i progetti diventano sempre più complessi e globali nell’era dell’intelligenza artificiale, la collaborazione effettiva diventa sempre più importante.

Adattabilità – Perché è importante? Una mente adattabile è uno strumento essenziale per navigare nel mondo in continua evoluzione di oggi, poiché le soluzioni di ieri non risolveranno i problemi di domani.

Gestione del tempo – Perché è importante? Un’abilità senza tempo, padroneggiare la gestione del tempo oggi ti servirà per il resto della tua carriera.

Se vuoi saperne di più ti aspettiamo giovedì 21 febbraio alle 17.30 al Comincenter per il Guru Talk

 

e il 26 febbraio è in partenza il workshop di Social Media Marketing!

Il Cv è morto! Ora la selezione si fa giocando.

Se il Cv è morto, allora come fanno le aziende a selezionare nuovi candidati?

Le tecniche di selezione sono fortemente cambiate e le aziende che più stanno spingendo sui nuovi metodi sono Tesla, Accenture, LinkedIn.

Sì, ma come? Vi starete chiedendo.

Queste aziende stanno abbandonando la selezione tramite cv e si affidano alla tecnologia A.I. basata sulla neuroscienza per determinare se un candidato è adatto e quante sono le sue possibilità di successo in azienda.

Tesla, Accenture e LinkedIn lavorano con Pymetrics.

Questa azienda che ha distillato quello che era un processo accademico di quattro ore di valutazione delle capacità cognitive ed emotive di una persona in un gioco di 30 minuti.

Per il candidato c’è un ulteriore vantaggio: i risultati della valutazione possono essere abbinati ad altre posizioni all’interno della piattaforma.

Ma come funziona questo “gioco”?

I candidati devono completare le attività come puzzle o quiz, i cui risultati vengono analizzati dalla tecnologia di Intelligenza Artificiale che valuta le capacità di risoluzione dei problemi, il multitasking e il livello di altruismo della persona.

Il successo di questo metodo sta nel formato dei risultati.

Questi suggeriscono quanto è probabile che il candidato abbia successo in un determinato ruolo se confrontato con i dipendenti migliori della propria azienda.

In altre parole, aiuta a confrontare le metriche del candidato con quelle dei top performer aziendali, suggerendo il valore aggiunto che il candidato può portare all’azienda.

E voi, siete pronti a giocare?

Creative Speed Up è donna!

L’imprenditoria femminile sarà al centro del primo Creative Speed up!

Ve ne abbiamo già parlato in diverse occasioni ma oggi vogliamo raccontarvi un piccolo retroscena.

Abbiamo ricevuto decine di candidature per il primo Creative Speed Up e ormai la selezione è fatta, aspettiamo solo che arrivi il 19 marzo per cominciare ma c’è un dato importante che desideriamo condividere con voi:

Il primo Creative Speed Up è donna!

Ovvero?

Ben 11 dei 15 selezionati sono donne che arriveranno da tutta Italia a Matera per accelerare la loro idea imprenditoriale.

Le idee proposte sono stupende e spaziano dall’artigianato artistico all’architettura, dai servizi museali al turismo esperienziale.

Quel che sappiamo è che l’imprenditoria femminile è in forte espansione e questo dipende da molteplici ragioni che vanno dagli incentivi all’imprenditoria alla voglia di rimettersi in gioco dopo la maternità senza escludere il desiderio di esprimere se stesse e la propria creatività.

Ora non ci resta che iniziare, voi potrete seguirci e scoprire chi sono le meravigliose donne che faranno parte di questo progetto!

 

 

Essere donna oggi, grazie Elio!

Ultimamente ascolto parecchio Elio e le storie tese, sarà che si stanno sciogliendo e mi viene un po’ di attaccamento nostalgico, e un pezzo del lontano ’92 – e io avevo appena 8 anni – fa così

“…Essere donna oggi,
aspirare al ruolo che la storia ti deve:
quello di simpatica,
paciosa, imprevedibile
nocchiero di un veliero proiettato
verso il mare del duemila…”

E ogni volta che lo ascolto penso a cosa significa essere donna oggi e cerco sempre di ispirarmi a modelli di donne brillanti, intelligenti, caparbie e determinate e la mia ultima ricerca mi ha portata a questi 3 nomi, o meglio a queste 3 donne.

Valentina Sorgato, Francesca Benati e Silvia Candiani e voi vi starete chiedendo “Ma chi sono?”

Sono nell’ordine il Direttore generale di SMAU, la General Manager di Amadeus Italia e la General Manager Italia di Microsoft.

Sì tecnologia a tutto spiano, quel fantastico mondo dove solitamente ci immaginiamo una serie di nerd occhialuti e prettamente di genere maschile.

E invece a guidare tutto questo ci sono 3 donne che hanno fatto carriere brillantissime, cambiando lavori e percorsi e costruendo un personal branding di tutto rilievo.

E allora lasciatevi ispirare anche voi, guardate i loro profili Linkedin e studiate a menadito le loro carriere per scoprire che essere donna oggi può essere una grande fortuna!

Valentina Sorgato – Direttore generale di SMAU

Francesca Benati – General Manager at Amadeus IT Group

Silvia Candiani – Country General Manager Microsoft Italia at Microsoft

La Psicologia Clinica spiegata a mia nonna

Quando mi viene chiesto cosa faccio nella vita potrei rispondere che faccio lo Psicologo clinico. E grazie tante. Potrei cavarmela, sorridendo, alle battute sui Medici della pazzia, questi strani “dottori” senza camice e senza blocchetto delle prescrizioni, che nel senso comune assumono le sembianze di cavalieri senza armatura e senza spada. Potrei limitarmi a fare smorfie divertite a domande sulla lettura del pensiero, sui sogni e sulle arcane capacità di sapere tutto su di una persona semplicemente guardandola.

Invece qualche volta mi piace cambiare i modi in cui ci si racconta, e rispondo che sono uno Psicologo Relazionale e, aggiungo, sto per diventare psicoterapeuta. “Ma che significa essere uno Psicoterapeuta Relazionale? Cioè sei come un Medico delle relazioni pazze?” e lì a sorridere di nuovo.

Questo tipo di conversazioni mi riportano ad un pomeriggio autunnale dell’anno scorso, quando, seduto affianco alla sedia a rotelle di mia nonna, una donna che avevo sempre conosciuto vispa ed energica, ora debole e rassegnata, parlavamo di come andassero le cose, passando da un argomento all’altro ad una velocità impressionante, nonostante la pacatezza delle sue parole. Mi sarebbe piaciuto dirle “Una cosa alla volta, abbiamo tempo, non c’è alcun bisogno di correre, in fondo.”

Ad un certo punto, con la sua modalità schietta e del tutto priva di peli sulla lingua, come ci si immagina un’anziana signora, o un’ingenua bambina, utilizzando un dialetto colorito che non saprei come rendere appieno, mi chiese “ma io non ho ancora capito cosa fai. Sei uno di quei dottori che da le medicine oppure che opera?”

Mi prese alla sprovvista. Quando si chiede a qualcuno del proprio lavoro, spesso ci si accontenta della risposta senza troppe storie, per poco interesse o per dare l’idea di conoscere qualsiasi cosa. Si può più o meno approfondire questo o quell’aspetto della professione, si può confessare di sapere molto o poco sull’argomento, ma è difficile che si metta in discussione il significato stesso dell’etichetta che indossi dopo la laurea o dopo l’Esame di Stato.

Come spiegare cos’è uno psicologo clinico relazionale ad una persona che era già in pensione quando nacque la categoria?

Ogni lungo ragionamento sarebbe stato vano, così risposi di getto, senza pensarci su troppo, seguendo il flusso dei pensieri. “il lavoro di uno psicologo clinico o di uno psicoterapeuta è più vicino a quello di un Fisioterapista. Il primo è esperto nella valutazione, il secondo nell’intervento”.

“Un fisioterapista?” mi chiese, spiazzata.

“Si, un fisioterapista. Ci sono tante persone che sentono di non riuscire più a muovere una parte della loro vita o della loro identità in seguito ad un incidente di percorso oppure per una serie di microfratture. Sono persone che soffrono e che hanno spesso paura di non poter più usare questa o quella parte di sé.”

“E quindi è come fare degli esercizi insieme?”

“Beh quasi, ma non proprio” le rispondo, sorridendo alla sua rinnovata attenzione “significa più usare la relazione come fosse il tappetino del fisioterapista e le capacità e le relazioni della persona come fossero il suo corpo, e se quella persona riesce a vedere che il suo arto è ancora lì e che può muoverlo, trova il suo modo per tornare ad utilizzarlo.”

“Bella metafora!” si intromise mia madre, colpita “ma alla fine prendi anche tuo padre. Quando si è rotto il braccio si è rifiutato di andare dal fisioterapista ed ora lo muove lo stesso. Perché non un medico che usa le parole come una medicina o come un bisturi?”

“Perché nel suo campo è principalmente il medico ad intervenire con le sue competenze. Il paziente si limita a seguire la prescrizione o ad attendere su di un letto che lo ricuciano. Nella fisioterapia è la persona ad allenarsi e a fare la fatica maggiore. Lo psicologo è un’opportunità, ma non è né necessario a priori, né soprattutto sufficiente per stare meglio”

Rimanemmo in silenzio, ed io ringraziai mia nonna con lo sguardo, per aver dato il via ad una nuova curiosità che ci aveva permesso di fermarci su qualcosa di profondo invece di saltellare di qua e di là, sulla superficie delle cose. Non so se mia nonna o mia madre mantengono il ricordo di questa conversazione, io la conservo come un bene prezioso nella mia memoria, perché mi ha insegnato che in qualsiasi relazione ciascuno apprende qualcosa, non importa quale ruolo rivesta.

Questo è anche il ricordo che mi porto dietro cominciando questo percorso con il Comincenter.

“Ma che c’entra uno psicologo clinico, o uno specializzando in psicoterapia relazionale, con le esperienze e le difficoltà sul lavoro? Per quello esistono gli psicologi del lavoro!”

Una cosa alla volta, abbiamo tempo, non c’è alcun bisogno di correre, in fondo.

 

[Pic by Daniel Monteiro on Unsplash]