#SocialGnock – un bar virtuale per donne reali

Ho scoperto questo gruppo Facebook di recente e me ne sono follemente innamorata.

Ci trovo dubbi amletici e sogni nel cassetto, richieste che rasentano la follia e risposte a quesiti di vario genere.

É quel luogo che vorresti avere sotto casa, un bar, dove andare in pigiama appena sveglia o appena rientrata dal lavoro per farti uno spritz con le amiche e sapere che c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti!

Ma cos’è #SocialGnock?
#socialgnock è una community fatta di donne che per lavoro o divertimento vivono quotidianamente la folle vita dei social network. Tra un pin e un tweet, un post e un tag #socialgnock è una vera e propria piazza dove potersi ricaricare e farsi semplicemente una risata, potersi raccontare in completo relax (dal tacco all’infradito) e naturalezza (niente photoshop). Siamo le nuove “comari del web”, ci piace parlare e condividere con rispetto ciò che pensiamo e viviamo, con chi incontriamo con una consapevolezza: tu non ti senti #socialgnock, tu sei #socialgnock da sempre (solo che fino a oggi non lo sapevi!).

Le regole di ingaggio sono precise e rispettatissime, come è giusto che sia in un gruppo Facebook che conta più di 8.000 membri e se qualcosa non va arriva il #teamciao – sempre per mantenere alta la simpatia – e “zanzan” al tuo post!

Ci ho ritrovato tante donne fantastiche: amiche, ex-colleghe dell’università, colleghe di lavoro e web-amiche, mamme e single incallite, professioniste affermate e aspiranti tali; tutte accomunate da un’unica passione.

L’altra cosa interessante è che in questo gruppo non ci sono giudizi né insulti, come spesso capita in altri, ma ogni cosa si accoglie e si condivide e tutte sono pronte a dare consigli e spunti utili e a mettere a disposizione la propria rete di contatti.

Insomma, #socialgnock è un po’ il gruppo Whatsapp che non devi silenziare, anzi!

[Immagine cover del gruppo Facebook realizzata da Marlene Miele]

 

 

 

Lavoro, per chi?

“Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”

D’accordo sì, ma solo in parte.

É vero che fare quello che si ama rende il lavoro un piacere ma è vero anche che capi, colleghi, manager e ambiente contribuiscono a rendere il lavoro ancora migliore.

E allora dove e per chi lavorare?

Come ogni anno The Boston Consulting Group ha prodotto una ricerca in cui ci segnala le 50 aziende più innovative dell’anno.

Ovviamente alcuni sono nomi molto noti, altri meno o, addirittura, inaspettati.

Il dato interessante della ricerca, oltre la classifica, è legato a 3 aree di interesse:

Strategia: come la tecnologia permette all’azienda di espandere i propri orizzonti in termini di nuovi prodotti o servizi e migliorare il modello di business?

Processo: come la tecnologia guida l’innovazione per migliorare processi e implementare nuovi prodotti o servizi?

Organizzazione: come l’azienda riduce il digital divide in termini di organizzazione e cultura aziendale per portare innovazione anche sul mercato?

Ovviamente ogni azienda sceglie su cosa puntare di più tra piattaforme tecnologiche per sviluppare nuovi prodotti piuttosto che migliorare i canali commerciali o i modelli di Business.

Quello che sembra interessante è la varietà di aziende, dalle case farmaceutiche ai giganti della tecnologia, dalle catene alberghiere a Netflix e Alibaba.

Investire in innovazione, digitalizzazione e farlo in tempi rapidi significa affrontare grandi sforzi economici per sperimentare ma anche investire in risorse umane eccellenti e in grado di “tenere botta” al cambiamento.

Così i leaders di mercato stanno aprendo un divario enorme rispetto a chi è molto più lento nell’applicare e adottare strategie digitali.

E su cosa investono? Sui dati. Analisi continue di dati permettono di identificare nuovi prodotti, di innovare le produzioni e conoscere i trend del mercato, di prendere decisioni consapevoli e identificare partner esterni ad alto potenziale.

Allora, se stai cercando lavoro o vuoi dare una sferzata alla tua carriera, inizia a sognare in grande e fai di tutto per raggiungere il tuo obiettivo. Innovati!

 

 

 

CV, come lo guardano gli HR Manager?

Irena Boyadzhieva è una professionista ed esperta in Talent Acquisition, ovvero colei che sa selezionare il profilo giusto al momento giusto e per il ruolo giusto.

Un vero trinomio di esattezza!

Ma cosa vuol dire Talent Acquisition?

Una strategia di Talent Acquisition ha l’obiettivo di trovare specialisti, leader e futuri dirigenti dell’azienda, tende a focalizzarsi su una pianificazione di lungo termine delle risorse umane per trovare candidati idonei a ricoprire posizioni con un skillset molto specifico.
La necessità di una pianificazione di lungo termine deriva da un dato di fatto: per coprire posizioni specialistiche o di leadership spesso è necessario molto tempo. Mediamente almeno 3 mesi, ma per alcune posizioni in settori altamente tecnologici spesso il tempo necessario è superiore ai 6 mesi.

E allora come scegliere un cv piuttosto che un altro e quali sono gli aspetti più interessanti?

Ecco alcune riflessioni e suggerimenti proposti da Irena Boyadzhieva!

 

 

Lasciatevi ispirare e se volete rendere il vostro Cv a prova di Recruiter passate dal nostro Career Tools

[adattamento e traduzione da Enhancv]

Essere donna oggi, grazie Elio!

Ultimamente ascolto parecchio Elio e le storie tese, sarà che si stanno sciogliendo e mi viene un po’ di attaccamento nostalgico, e un pezzo del lontano ’92 – e io avevo appena 8 anni – fa così

“…Essere donna oggi,
aspirare al ruolo che la storia ti deve:
quello di simpatica,
paciosa, imprevedibile
nocchiero di un veliero proiettato
verso il mare del duemila…”

E ogni volta che lo ascolto penso a cosa significa essere donna oggi e cerco sempre di ispirarmi a modelli di donne brillanti, intelligenti, caparbie e determinate e la mia ultima ricerca mi ha portata a questi 3 nomi, o meglio a queste 3 donne.

Valentina Sorgato, Francesca Benati e Silvia Candiani e voi vi starete chiedendo “Ma chi sono?”

Sono nell’ordine il Direttore generale di SMAU, la General Manager di Amadeus Italia e la General Manager Italia di Microsoft.

Sì tecnologia a tutto spiano, quel fantastico mondo dove solitamente ci immaginiamo una serie di nerd occhialuti e prettamente di genere maschile.

E invece a guidare tutto questo ci sono 3 donne che hanno fatto carriere brillantissime, cambiando lavori e percorsi e costruendo un personal branding di tutto rilievo.

E allora lasciatevi ispirare anche voi, guardate i loro profili Linkedin e studiate a menadito le loro carriere per scoprire che essere donna oggi può essere una grande fortuna!

Valentina Sorgato – Direttore generale di SMAU

Francesca Benati – General Manager at Amadeus IT Group

Silvia Candiani – Country General Manager Microsoft Italia at Microsoft

Ricerca lavoro: quello che devi sapere per vincere il match!

“Il lavoro come lo conosciamo non esiste più.” Abbiamo sentito questa frase un milione di volte. Ma com’è questo benedetto mondo del lavoro oggi?

Richiede non solo sapere e saper fare ma anche “saper essere”: curiosi, creativi e intraprendenti.

Dal momento del diploma o della laurea a quello in cui finalmente (forse) troviamo lavoro c’è questo lasso di tempo in cui siamo impegnati a prodigare tutte le nostre energie nell’inviare curricula, a iscriverci su tutti i siti di agenzie per il lavoro, nel cercare febbrilmente annunci su giornali, internet… molti di noi giocano anche l’estrema carta del centro per l’impiego o aspettano un nuovo concorso pubblico (masochisti!)

Se pensiamo ancora di trovare lavoro come hanno fatto i nostri genitori, che basti distribuire il curriculum Europass come i volantini del prossimo party in discoteca, trovare un posto fisso a scadenza mai o di lavorare in un’azienda a gerarchia fissa, dove l’unica cosa che dobbiamo fare è eseguire automaticamente degli ordini che vengono dall’alto… stiamo proprio prendendo la strada sbagliata!
Non scoraggiamoci. Le strategie, gli strumenti e le opportunità ci sono, ma il primo passo da fare è voler essere protagonisti del cambiamento: in una parola pro-attività.

Ecco cosa cercano le aziende: niente scalda-sedie, niente robot. Mettersi in gioco ogni giorno, usare ogni fibra delle nostre cellule cerebrali, portare valore aggiunto.
Abbiamo accennato a tre keywords senza le quali “ma dove ti avvii”?

Curiosità, creatività e intraprendenza.

“Perché?” É la domanda che dobbiamo fare più stesso a noi stessi. Osservare i problemi da tutte le angolazioni e le distanze, per trovare una soluzione.
Perché quell’azienda dovrebbe scegliere proprio me tra tanti? Cosa posso fare io per loro?

Perché la gente dovrebbe leggere il mio post? Quali vantaggi o informazioni utili può dare?
“PERCHÉ!!??”

Va da sé che solo quando ci chiediamo questo santo perché e abbiamo analizzato, riflettuto, sappiamo tutto di quel problema o di quella situazione, possiamo essere creativi e trovare le soluzioni più funzionali.
Infine… non aspettiamo che le cose cadano dal cielo come il meteorite del Buondì… nella realtà non succede.
Intraprendenza: sappiamo il problema, sappiamo la soluzione… cosa aspettiamo a metterla in campo? Cosa aspettiamo a mettere a frutto i nostri sforzi?
Ok… detta così è facile.

Ma il foglio del come? Cioè come si fa?

Sono tre gli step da salire per diventare un perfetto candidato. Quindi tuta da ginnastica, scarpe comode e preparati a sudarti il titolo come Rocky.

1) Lavorare su se stessi: conoscere e riconoscere le proprie attitudini e poi renderle concrete e chiare anche al recruiter che leggerà il tuo resume (che è un po’ il nuovo modo figo di dire Curriculum vitae). “Buone attitudini al lavoro di gruppo” e “ottime competenze nel problem solving“… non significano una mazza. Cosa sai fare in realtà? Chi sei davvero? Hai al max 10 secondi per dirlo con un foglio.

2) Conoscere le dinamiche del mercato, informarsi, vedere a quale bivio sta svoltando il mondo del lavoro per iniziare a correre, anticiparlo e trovarti faccia a faccia con il tuo futuro impiego.

3) Obiettivi, strategie e strumenti. Non si finisce mai di studiare e bisogna essere costantemente aggiornati. È dannatamente vero. Dove ti vedi fra cinque anni? Focalizza quel momento e studia tutti i passi, le mosse, i competitor, le aziende. Gioca a Risiko: fissa la missione e fai le tue mosse per vincere.

BONUS) Vieni al Comincenter, perché qui abbiamo studiato e sperimentato il Career tools: un percorso per affiancarti ed aiutarti ad allenarti come Balboa e diventare un perfetto giocatore di Risiko.

Quando avrai chiaro che l’europass serve solo per i concorsi pubblici (e forse neppure), che dietro un annuncio o un’agenzia di lavoro ci sono persone che hanno davvero poco tempo da perdere, che se non sai nemmeno tu chi sei e cosa vuoi fare perché dovrebbero saperlo gli altri (?) e che hai studiato le mosse per raggiungere il tuo obiettivo, puoi iniziare a cercarti seriamente un lavoro.
Good Luck!

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[foto “Creative commons rocky balboa. feb. 24th 2015. 20h50 (19:50 gmt). d8” by Alatele fr on Flickr.com used by CC BY-SA 2.0 / text added]

Mentre Facebook cambia l’algoritmo…

Ne parlano tutti, qualcuno ha già crisi di panico e altri si chiedono “Possibile che sia tutto a pagamento?” e qualcuno più furbo/saggio/attento pensa alla differenziazione!

Ovvero?

Lasciamo Mark da solo e ce ne andiamo?

No, non siamo così drastici!

Ma tra le regole del buon marketing abbiamo imparato che bisogna differenziare i canali per arrivare a più persone e per questo noi puntiamo tutto su Instagram!

Foto belle, visual marketing e contenuti di qualità!

Se siete curiosi di scoprire cosa fare mentre Facebook cambia algoritmo guardatevi questo video di Rudy Bandiera

Etica, creatività e Instagram: gli esempi di Bebe Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham.

Premessa: partiamo dal presupposto che quest’articolo non è una denuncia contro il mondo dei social e neanche un modo per tediarvi o scandalizzarvi. E no, non è neanche la base per la sceneggiatura di una nuova puntata di Black Mirror 😉 Si tratta di una semplice riflessione su come sopravvivere virtuosamente nel e al mondo di Instagram, distinguendoci si, ma senza troppe pippe mentali.

Secondo recenti studi, molti utenti (soprattutto adolescenti) che utilizzano Instagram sarebbero soggetti a turbamenti psicologici causati dall’ansia da prestazione social.
Pare che questo fenomeno non sia semplicisticamente attribuibile solo al numero dei follower e ai cuoricini ricevuti per pic pubblicata, ma che anche la tipologia di contenuto influisca sulla percezione di una realtà spesso troppo “perfetta” e che induce a metodi di confronto tra persone e situazioni assolutamente distorti e lontani dalla verità.

Contenuti fotografici visibilmente costruiti senza apparenti spiegazioni, causerebbero preoccupanti emulazioni per raggiungere il grado di perfezione anelato.

Anche a costo del proprio modo d’essere.

Spesso queste considerazioni sfociano in sconfortanti e fallimentari tentativi di mostrarsi e mostrare le proprie esistenze per quelle che non sono e non si vivono realmente, provocando bassa autostima e, nella peggiore delle ipotesi, addirittura patologie depressive. Si tende ad essere, purtroppo, quello che non si è, dimenticando che:
1) la fotografia è nata come un’arte capace di raccontare la realtà, la verità e la bellezza dell’essere in quel momento;
2) Instagram è stato pensato per condividere la spontaneità dell’attimo (ok, si è evoluto, ma non ci dimentichiamo le basi).

Molti utenti, infatti, vivono un costante sdoppiamento di personalità, con conseguenze molto spesso infelici, appunto, sulla vita vera. Nell’angolo della propria esistenza off line ci si arrovella sull’irrefrenabile voglia non solo di piacere a tutti i costi, ma anche di essere considerati dei leader perfetti. Con buona pace della spontaneità e dell’essere se stessi.

Ma perché fossilizzarsi così inutilmente su questi futili aspetti, quando il business o il personal branding non sono il fine ultimo dell’utilizzo di Instagram?

Questo dato allarmante apre molte riflessioni su di un sistema complesso d’interpretazione della realtà off line, assurdamente contaminata da quella espressa on line. Molti vogliono essere influencer subito, desiderano ardentemente essere seguiti e osannati, non mettendo al centro le proprie sensazioni e la qualità di una foto, ma solo il consenso.

I cosiddetti “Millennials” (ovvero i ragazzi nati tra la fine degli anni ’80 del Novecento e il nuovo millennio) sono quelli più toccati da questa tendenza alla comparazione e alla perfezione perché posseggono tutti i mezzi per confrontarsi con il resto del mondo, ma il fenomeno è in preoccupante aumento, arrivando a non avere un’età precisa di manifestazione e conducendo a un isolamento in mondi finti, costruiti e per niente realistici. E anche poco interessanti da osservare, sinceramente.

Ecco perché è buona norma, nello sconfinato web e tra circa 800 milioni di utenti attivi su Instagram, non solo realizzare foto di qualità, emozionali e giudicabili su basi espressamente estetiche (piace o non piace perché è una bella immagine o è un’immagine forse un po’ più “bruttina”, ma capace di raccontare un momento pieno di emozioni), ma anche iniziare a non farsi troppi problemi, curando sì l’estetica, il metodo e la tecnica, ma anche l’etica e il cuore, rimanendo se stessi, cercando di essere spontanei.

Ed ecco perché scegliere con cura dei modelli e dei profili da seguire, che siano portatori di principi etici e che inducano, con semplicità, alla riflessione su tematiche importanti e che esulino un po’ dall’essere e dell’apparire per forza “fighi”, è molto importante per trarne la giusta ispirazione.

A volte, l’imperfezione o quella ritenuta tale dai cliché, se rappresenta una nostra peculiarità e può servire anche da esempio per qualcuno o rappresentarci per quello che siamo realmente, è l’obiettivo a cui tendere per sviluppare senso critico e fare un buon lavoro di condivisione. Per sentirsi bene. Per comprendere che la vita non è racchiudibile in una gallery e che, se proprio vogliamo condividere il nostro mondo con il resto dell’umanità, non dobbiamo fossilizzarci sull’improbabile.

Anche se entriamo per un attimo nel settore del personal branding trattandosi di donne famose per quello che fanno e sono, tre profili etici da cui lasciarsi ispirare e che incarnano bene questi ultimi concetti sono quelli di Beatrice Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham, ognuna con una sua storia di partenza e ognuna con una sua storia da raccontare e in continua evoluzione. Per questo non indicherò numeri di follower o di cuoricini in particolare, ma solo il perché seguirli. In semplicità e come se fossero le amiche della porta accanto.

@bebe_vio

Tra sport, lavoro, eventi e cause, Bebe Vio, al secolo Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, detta Bebe, schermitrice e conduttrice televisiva italiana, campionessa paralimpica e mondiale in carica di fioretto individuale e simbolo reale dello sport per tutti, è un modello molto positivo da seguire sui social.
Il racconto per immagini della sua vita professionale si alterna e incastra bene tra momenti vissuti in famiglia e piccole gioie quotidiane, attivismo nel campo delle pari opportunità e promozione di sani principi. Sempre con il sorriso sulle labbra e sempre mostrando la sua realtà.
La semplicità con cui ci coinvolge nelle sue azioni è una grande botta di vita: la fortuna ognuno se la costruisce da se quando comincia ad apprezzare la normalità e la bellezza dell’esistenza per quella che è e soprattutto se si parte da una terribile e segnante esperienza che, presa di petto (pur non senza difficoltà), aiuta a rinascere, a migliorarsi senza pretendere di essere altro, a pensare che “la vita è una figata” (cit.).

@victoiredauxerre

Ex modella adolescente e anoressica recuperata in tempo all’ultimo stadio della malattia, la francese Victoire Dauxerre con la sua battaglia contro l’eccessiva magrezza e rigidità sul tema delle taglie mignon nel mondo della moda, ha fatto si che in Francia la sua esperienza non solo fosse ascoltata, ma che servisse alla costituzione di una legge contro un fashion system che vuole degli appendiabiti pelle ed ossa sulle passerelle (molto, ma molto lontani dalla realtà vera).
Con frasi e racconti per immagini che mirano tutti nella direzione motivazionale ad accettarsi anche con i propri difetti, la Dauxerre ogni giorno (o quasi) incoraggia i follower e, soprattutto, i suoi coetanei a non scendere a compromessi che mettano in serio pericolo la propria salute (fisica e mentale). “Il primo passo per diventare ciò che vuoi è avere il coraggio di rigettare ciò che non vuoi essere.” (cit.). E ha ragione. Proviamoci.

@theashleygraham

Un po’ come la Dauxerre, Ashley Graham è la paladina della lotta al sistema delle modelle scheletriche. Lei, infatti, è una modella “curvy” che non ha mai nascosto la sua propensione a una vita sana, ma solo per una sua soddisfazione personale e per la sua salute. Non si è mai negata a scatti che mettessero in luce cellulite e imperfezioni fisiche e nulla le si può dire, tranne che non sia bellissima nella sua spontaneità. “A volte mi sveglio e penso ‘Sono la donna più grassa del mondo’. Ma tutto dipende da come gestisci quei risvegli. Io mi guardo allo specchio e ripeto delle semplici frasi: ‘Sei coraggiosa. Sei brillante e sei bellissima.’” (cit.). E come darle torto?

E ora, veniamo a noi. A questo punto non ti resta che fare 5 semplici cose: pensa, prepara, scatta, condividi e interagisci. +2: osserva e rimani te stesso. Buono scatto a te!

Per approfondire su quanto i social influiscano sulle nostre vite, ecco uno spunto: http://bit.ly/2D4hxm7

Se ti va di seguirmi su Instagram, cercami: sono @robdrusilla

Google Scholar “Sali sulle spalle dei giganti”

E voi conoscete Google Scholar?

 

Questa piattaforma si propone come un valido punto di riferimento per chiunque debba localizzare libri, manuali, riassunti, abstract, tesi di dottorato, testi scolastici e così via. In sintesi, il progetto è mirato alla divulgazione e alla condivisione della letteratura accademica, tendendo di fatto la mano agli studenti e semplificando loro una ricerca che spesso può rivelarsi particolarmente lunga e tediosa.

Google Scholar è la versione del motore di ricerca per gli studenti che hanno la necessità di integrare la loro preparazione con testi di difficile reperibilità, facenti parte della cosiddetta letteratura accademica, quali tesi di laurea o di dottorato, articoli di ricerca scientifica sottoposti a revisione paritaria, sommari, recensioni e rapporti tecnici relativi a qualsiasi settore pertinente alla ricerca scientifica.

Google Scholar indirizza l’utente verso gli articoli di questo genere editi da un numero sempre più elevato di case editrici che rivolgono la loro attività all’universo della scuola e dell’università.

Le case editrici che gravitano intorno a questo mondo rivestono contemporaneamente il ruolo di associazioni scientifiche e professionali ed archivi universitari, con l’obiettivo di conservare ogni tipologia di documento del genere preprint, trattato, testo e articolo scientifico-culturale.

Come gestire i risultati di ricerca di Google Scholar?

Noterete che i risultati delle ricerche in Google Scholar sono un pò diverse da quelle che siete abituati a vedere nel Google normale.

Ecco alcune scorciatoie che si possono usare per muoversi più facilmente:

• Se si conosce l’argomento generale del documento di un autore, basta digitare il loro cognome
• Se siete alla ricerca di opere di un autore specifico, digitare il nome e cognome (o iniziale del nome con il cognome), tra virgolette.
• É anche possibile utilizzare l’operatore autore per restituire le opere di un autore.
• Limitare le date: è possibile fare una ricerca avanzata per limitare le date di quello che stai cercando.

 

ILARIA BARBOTTI: testa, cuore e creatività dentro e oltre Instagram Italia

Instagram è l’app del momento, utilizzata in egual modo sia dai giovanissimi che dagli adulti per condividere i propri istanti e le proprie emozioni, ma anche, e sempre più spesso, come new media strategico da chi lavora nel mondo della comunicazione digitale e del web marketing, con risultati straordinari quando le community che si creano intorno a un canale o utente specifici rispondono bene (perché si sta lavorando bene, ndr).
 
Molto spesso Instagram è servita – e serve – anche per raccontare luoghi e posti meravigliosi tramite gli occhi di abitanti locali o di passaggio; per stabilire nuovi link; per creare progetti; per lasciarsi ispirare; per valorizzare quanto di bello c’è. Per fare rete e storytelling, insomma. E tutto a portata di app (ma non senza strategia, ovvio 😉 )
 
 
Un esempio virtuoso in merito? 
IgersItalia, la community ufficiale di Instagramers italiani.
 
 
IgersItalia “è l’unica community riconosciuta a livello nazionale e internazionale ed è parte del movimento mondiale Instagramers, fondato da Philippe Gonzalez nel gennaio 2011 a Madrid. I gruppi di Instagramers nel mondo sono oltre 500 e in continua crescita. In Italia sono presenti 100 Community animate da circa 300 Community Manager a livello regionale e provinciale” (fonte https://instagramersitalia.it)” e IgersItalia è proprio il collante che unisce le singole community sparse su tutto il territorio (in Basilicata ve ne sono ben tre, una regionale @igersbasilicata, e una per capoluogo, @igersmatera e @igers_potenza – le prime due mi vedono, per la cronaca, nel ruolo di regional e local manager), impegnate nel racconto collettivo on e off line del Bel Paese, con tantissime iniziative tutte da vivere e condividere.
 
Fondatore e Presidente dell’Associazione omonima è, dal 2011, Ilaria Barbotti*, marchigiana classe 1983 e digital PR, di quelle a marchio originale.
 
 
Qual è la sua esperienza? E la sua opinione sulle donne e il digitale?
Scopriamolo insieme in quest’intervista.
 
 
R. Ciao Ilaria. Chi ti conosce già, sa che sei un vulcano in eruzione di idee e progetti. Ma, se dovessi presentarti in breve, come ti definiresti in tre aggettivi?
I.  Curiosa, appassionata, sensibile.
 
R. Chi meglio di te conosce il mondo Instagram! Come lo descriveresti per presentarlo a chi non usa quest’app o non la conosce ancora?
I.  Instagram è un social network che ti permette di esprimerti con la fotografia e connetterti con centinaia di persone vicine a te o anche molto lontane ma che hanno qualcosa in comune con te. È anche una piattaforma per lavorare e consente a tanti di iniziare una carriera professionale.
 
R. Nel 2011 hai deciso di fondare la community Instagram in Italia. Come è nata l’ispirazione?
I. L’ispirazione è sempre stata la fotografia in primis e poi i social media. Unendo entrambi non potevo che imbattermi su Instagram e così è stato. Da subito amore e passione per questo social. Nel 2011 eravamo pochissimi in Italia e questo ha contribuito a farmelo apprezzare e comprendere di più dagli esordi.
 
R. E dal 2011 in poi? Attualmente sei Presidente dell’Associazione Igers Italia e hai praticamente visto crescere questo “fenomeno”. Ti va di raccontarcene l’evoluzione?
I. All’inizio era una pura piattaforma di photo sharing e molto americana. Con gli anni, con la crescita numerica e geografica dell’app e l’evoluzione e le funzionalità aggiunte di anno in anno, si è trasformata in una piattaforma di influencer marketing e di business per creatori di contenuti ed aziende. Convivono comunque ancora oggi con questo lato business, alcune realtà slegate da questo ambito e che fanno promozione del territorio italiano in tutte le sue forme e della fotografia senza finalità di lucro. IgersItalia lo fa, come ricordi tu, dal 2011. 
 
R. Relativamente al mondo Instagram (ma non solo), si parla tanto di influencer, cuoricini, numero dei follower e bot. Cosa ne pensi?
I. Come accennato, Instagram è ad oggi la più importante piattaforma su cui si fa influencer marketing. Nel futuro sarà così ancora per qualche anno, con sempre evoluzioni e cambiamenti come, ad esempio, l’ultimo legato alle Stories e ai video effimeri che stanno andando forte, quasi più delle fotografie.
Riguardo ai numeri, ai like, ai cuoricini, ovviamente questi sono dati numerici e quantitativi che servono a misurare il valore di quello che si condivide su Instagram. C’è però tutta la parte legata alla qualità e soprattutto all’etica che non vanno sottovalutati e che, anzi, sono per me fondamentali e primari quando si lavora e si coinvolgono persone nei progetti.
 
R. E cosa ne pensi di chi utilizza “trucchetti” non proprio “onesti” per aumentare la propria digital reputation?
I. Chi fa uso di pratiche di black-hat, come acquisto di like o follower o acquisto di profili, oltre che violare le policy di Instagram e, quindi, rischiare di vedere cancellato il suo profilo, viola anche regole di buon senso ed etica oltre che professionalità e, almeno per me, sono non professionali. Personalmente non collaboro con chi fa uso costante di questo tipo di pratiche e lo ritengo grave e dannoso per l’intero sistema e soprattutto per chi lavora bene e seriamente. Ci rimettiamo un po’ tutti quindi sarebbero comportamenti da segnalare sempre con i dovuti modi e metodi.
 
R. Oltre Instagram, c’è molto di più. Sei una Digital Marketing Consultant e PR. Come descriveresti il tuo lavoro e com’è la vita di una – sintetizzando – digital PR?
I. Nel quotidiano creo e coordino progetti digitali, mettendoci testa e cuore e creatività. Mi definiscono una Digital boutique agency perchè lavoro in maniera sartoriale per ogni cliente, cercando di proporre sempre progettualità nuove, innovative e diverse da quello che vedo ogni giorno on line. Negli anni mi sono creata anche una ampia e varia rete di partner e collaboratori con cui lavoro molto bene.
Conto, comunque, come disse qualcuno di famoso a tentare di ” realizzare cose che mi sembrano oltre la mia portata” 😉
 
R. Quando hai compreso che questo era il settore nel quale investire la tua carriera?
I. Sin da subito, con i social da sempre, dal 2007 da quando mi sono laureata ed ho iniziato a lavorarci in agenzia. Con le PR “inconsciamente” l’ho sempre fatto per vocazione personale, lavorativamente parlando mi sono dedicata solo a questo dal 2012 in poi.
 
R. Il tema di questa rubrica tocca, anche, il rapporto tra Donne e digitale. Cosa ne pensi? 
I. Conosco tantissime donne che lavorano nel digitale e ne stimo diverse, alcune sono anche fonte di ispirazione per me per la loro immagine e creatività sempre sul pezzo e nuova.
Credo che le donne hanno un grande potenziale umano e professionale e possano fare la differenza anche nel mondo digitale italiano.
 
R. Il mondo del digitale è alla portata di tutti, ma non per tutti. Quanto contano sensibilità personale, esperienza e formazione?
I. Sono fondamentali, tutti e tre! Per fare carriera e per crescere bene. Senza esperienza non si può dire di conoscere un settore o un mercato, senza sensibilità rischiamo scivoloni o figuracce che possono segnare la tua carriera, la formazione per noi è costante e quotidiana con tutte le evoluzioni che il digitale porta con se, daily 😉
 
R. Qualche consiglio da dare a chi sta muovendo i primi passi in questo settore?
I. Se vuoi fare la Digital PR freelance o in agenzia, devi conoscere molto bene questo mondo: social media, blogger, influencer, instagramer, youtuber e via dicendo. È un modo ampio e diversissimo, ogni contesto ha le sue metriche e variabili. Instagram è diverso da un blog, come è diverso da Youtube. Di base non cambia, almeno per me, il conoscere realmente persone che non sono sono un contatto sulla rubrica o su Facebook, ma qualcosa di più. Quindi: conoscenza del contesto, conoscenza delle persone che lo popolano e ascolto costante di cosa sta cambiando e della direzione verso cui si sta andando.
Se vuoi fare il content creator devi essere bravo a creare contenuti che abbiano qualità e un valore, devi raccontare storie e specializzarti in uno specifico settore, evitando di buttarti nel marasma o in un mercato saturo.
 
R. E, ritornando a Instagram: qualche trucchetto utile per rendere cool un account?
I. Condividere poco, 2-3 volete a settimana, in questo periodo aiuta ad aggirare l’algoritmo. Condividere solo contenuti di qualità, anche short video se sapete farli bene, usare moto le Stories – ma solo per far vedere cose “cool”, non la vostra vita quotidiana sul divano o in pigiama 😉 a meno che non siate super Chiara Ferragni!
 
R. Se dovessi osare un confronto tra l’Ilaria che eri e l’Ilaria che sei oggi, cosa ci diresti? Modificheresti qualcosa nella tua crescita personale e professionale?
I. Forse trascorrerei più tempo a studiare all’estero e a lavorare a Milano o in altre capitali europee come Berlino o Londra, in contesti più stimolanti e creativi… ma poi la vicinanza al mare del Conero.. spesso mi fa dimenticare il business in senso stretto 😉
Se potessi tornare indietro forse farei ancora più viaggi perchè per me sono fonte di ispirazione costante e di arricchimento.. ma per questo c’è sempre tempo! Next stop Hong Kong!
 
R. Progetti per il tuo futuro?
I.  Il mio secondo libro, appena chiuso, che uscirà nel 2018 sempre col mio editore di fiducia, Hoepli, che parla di quello di cui mi occupo ogni giorno: Instagram, evoluzione del mercato, Influencer marketing ed etica.
Nel 2018 mi dedicherò a creare progetti innovativi che uniscono più piattaforme e diverse competenze per alcuni brand con cui lavoro già e che amo molto, lato automotive e travel. 
Stiamo infine pensando anche ad una evoluzione dell’Associazione Igersitalia verso temi formativi e istituzionali.
 
 
Per seguire Ilaria su Instagram:
@ilarysgrill
 
** Per seguire le community nazionali e lucane:
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@igers_potenza
Per saperne di più sul primo libro edito da Hoepli e a cura di Ilaria, clicca qui: Instagram Marketing
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Tutte le donne del mio 2017

Oggi compio 33 anni e ogni anno mia mamma, mentre prepara la mia torta, racconta di quanto nevicava quel 26 dicembre e io ogni volta mi emoziono e faccio un resoconto di quello che l’anno appena trascorso ha portato, tolto, cambiato.

Quest’anno sono successe tante cose di cui essere felice e grata.

Ma la cosa più importante di questo 2017 è stato scoprire quanto valore hanno le persone che mi circondano, in particolar modo le donne che fanno parte della mia vita.

Mi sento così fortunata di aver incontrato donne forti e coraggiose, timide ma tenaci, schive e caparbie.

A quelle che hanno bimbe ribelli

A quelle sognano di averne

A quelle che pianificano viaggi avventurosi

A quelle che sognano in grande

A quelle che cercano la strada per essere felici

A quelle che prendono il coraggio a piene mani

A quelle che seppure hanno paura non si tirano indietro

A quelle che lavorano duro

A tutte le donne che conosco voglio dire grazie, grazie per non mollare mai.