Donna e Lavoro, Bando 2018

Il Bando Donna e Lavoro è giunto all’ottava edizione, candida la tua idea di impresa, hai tempo fino al 30 settembre!

Come ogni anno il Concorso intende premiare nuove idee di business al femminile che si tratti di una startup o di una idea innovativa all’interno di un’azienda già esistente e consolidata.

Chi può partecipare?

Purché siate donne, non ci sono limiti di età!

Il premio si rivolge a:

  • Startup con una idea precisa e un team già pronto a realizzarla
  • Imprese che abbiamo un progetto di innovazione al femminile
  • Donne con una idea interessante e realizzabile ma che non hanno ancora un team per rendere l’idea un’impresa

Ovviamente sarà necessario presentare non solo l’idea ma anche un Business Plan che ne attesti la validità e sostenibilità economica, l’inserimento nel mercato di riferimento e i tempi di sviluppo previsti.

Quando scade?

Per presentare la tua idea hai tempo fino al 30 settembre 2018, poi una giuria di esperti valuterà:

  • originalità del progetto
  • realizzabilità e tempi di sviluppo
  • sostenibilità economica
  • mercato di riferimento
  • impatto sociale

I premi

3.000 € al vincitore

2.000 € al secondo classificato

1.000 € al terzo classificato

Più un premio speciale di 500 € ad un progetto di particolare valore sociale

Per candidarsi www.donna-lavoro.it

e se hai bisogno di aiuto per scrivere il tuo progetto contattaci!

 

[Photo by Andrew Neel on Unsplash]

La letteratura delle donne – Intervista a Mariateresa Cascino

Una pausa per parlare di letteratura delle donne.

Ho incontrato Mariateresa Cascino prima che lei andasse in palestra e io dalla parrucchiera. Cose tipicamente da donne, penserete. Se non fosse che sia io che lei ci andiamo nella pausa pranzo incastrando il lavoro, la famiglia e i vari impegni.

Ed è in questo clima di femminilità che ci siamo parlate, la mia doveva essere un’intervista e si è rivelata una chiacchierata, un confronto.

Io sono partita subito con “Qualcosa di rivoluzionario” e lei ha continuato con “Le parole hanno sempre il potere di cambiare il mondo” (Terry Pratchett).

I nostri sguardi si sono accesi e lei mi ha raccontato del Festival – Women’s Fiction Festival – e di quanto sia cambiato dal 2004 ad oggi.

Sono cambiati i temi e le impellenze ma non è cambiata la necessità di parlare alle donne con le donne per allontanare un po’ quel fenomeno della sottoutilizzazione di genere.

É sempre importante ricordarsi che esiste ancora una letteratura di serie A ed una di serie B, a voi capire quella femminile dove sta, ma abbiamo parlato anche di scuola.

Nelle scuole il Women’s Fiction Festival porta gli autori, li fa intervistare ai ragazzi e fa un lavoro eccezionale sull’educazione del pubblico donando ai più giovani occasioni uniche.

Abbiamo parlato del progetto di quest’anno insieme a Giannino Stoppani e di Becky Riches e Silvia Palumbo che con grande impegno lo stanno portando avanti per parlare ai più giovani di legalità, che non basta mai.

Poi le ho chiesto di quali sono le opportunità che il Master in Editoria può offrire a giovani disoccupati della nostra regione e la sua risposta è stata lucidissima:

“É necessario rafforzare le competenze, scoprire e conoscere nuove piattaforme, nuovi strumenti di promozione e comunicazione. É importante che le piccole case editrici del nostro territorio, per aprirsi a nuovi mercati, si aprano anche a nuove professionalità che il Master si propone di formare”.

Ci siamo lasciate con una promessa, continuare a parlare di donne, di letteratura e progetti editoriali!

Creative Speed Up è donna!

L’imprenditoria femminile sarà al centro del primo Creative Speed up!

Ve ne abbiamo già parlato in diverse occasioni ma oggi vogliamo raccontarvi un piccolo retroscena.

Abbiamo ricevuto decine di candidature per il primo Creative Speed Up e ormai la selezione è fatta, aspettiamo solo che arrivi il 19 marzo per cominciare ma c’è un dato importante che desideriamo condividere con voi:

Il primo Creative Speed Up è donna!

Ovvero?

Ben 11 dei 15 selezionati sono donne che arriveranno da tutta Italia a Matera per accelerare la loro idea imprenditoriale.

Le idee proposte sono stupende e spaziano dall’artigianato artistico all’architettura, dai servizi museali al turismo esperienziale.

Quel che sappiamo è che l’imprenditoria femminile è in forte espansione e questo dipende da molteplici ragioni che vanno dagli incentivi all’imprenditoria alla voglia di rimettersi in gioco dopo la maternità senza escludere il desiderio di esprimere se stesse e la propria creatività.

Ora non ci resta che iniziare, voi potrete seguirci e scoprire chi sono le meravigliose donne che faranno parte di questo progetto!

 

 

Donne e digitale: il futuro è già oggi. Intervista a Ida Leone

Ida Leone, potentina innamorata di Matera e di tutta la Basilicata, è una donna che possiede e mostra ogni giorno sul campo tutte le coraggiose e forti caratteristiche che il suo cognome evoca.
Punto di riferimento della Community di Matera 2019, è stata forse anche una delle prime risorse femminili lucane ad appassionarsi e poi diffondere la cultura del digitale nella nostra regione. Ecco perché la scelta di discuterne, insieme a tanto altro, in questa intervista, a cui si è concessa, raccontandoci un po’ di sé.

[tdivider style=”fa-stop” color=”#222222″]
 
R. E quali sono le tue più grandi passioni?
I. Mi piace moltissimo usare i sistemi digitali per entrare e restare in contatto con le persone. Quindi adoro i social network, credo di essere rimasta fra le poche che non demonizzano Facebook: a me ha permesso di ritrovare amici di vecchia data e parenti dei quali non saprei nulla, e invece seguo con piacere le loro vite, e loro la mia. Mi permette anche di affrontare discussioni talvolta molto serie, e a saper leggere fra le righe i SN servono a farsi un’idea abbastanza precisa, e veritiera, delle persone.
Mi piace moltissimo scrivere. Avevo un mio blog personale nel quale scrivevo fin dal 2003, e ora collaboro con vari blog multiautore regionali (Totem Magazine, Passaggio a Sud). Scrivere per me è terapeutico, mi ha aiutato ad uscire da molte situazioni difficili, a livello personale.
Poi adoro cucinare: preparare del cibo per qualcuno è un atto d’amore. E sono anche piuttosto brava 🙂
 
R. A livello lavorativo sei un vulcano d’esperienza. Quanti mestieri hai svolto fino ad oggi?
I. Mi sono occupata a lungo di formazione professionale, prima come responsabile dei progetti formativi in una società privata, poi come consulente della Regione Basilicata, e lì ho anche studiato molto a lungo i regolamenti comunitari, Fondo Sociale Europeo soprattutto. Poi ho fatto il community manager e mi sono occupata di social media management, però da autodidatta.
 
R. Potentina di residenza, materana d’adozione. Quanto sei legata alla tua regione?
I. Moltissimo. Amo tutta la mia regione, senza alcuna distinzione, e i campanilismi – a meno che non si scherzi – mi infastidiscono moltissimo. Ho lottato per Matera con tutte le mie energie, e farei lo stesso per Rionero o Maratea. O Ferrandina! E mi piacerebbe vedere questa unità compatta in tutta la regione. Siamo rimasti così in pochi che farci la guerra non ha alcun senso, dovremmo invece avere tutti il numero di telefono degli altri lucani, e chiamarci più spesso.
 
R. Probabilmente sei stata una delle prime lucane ad accorgerti e partecipare alla grande rivoluzione digitale che sta toccando la nostra regione. Come è nata l’intuizione?
I. Non so se sia stata una intuizione, ho solo dato corso alla mia passione per gli strumenti che avvicinano le persone. Ho una sorella che abita molto lontano, e il digitale attenua moltissimo la mancanza: video Skype, whatsapp, e simili mi consentono di fare la spesa insieme a lei, di “cucinare” a casa sua, di “vederla” molto più spesso di quando poteva accadere anni fa. E quindi mi sono fatta una esperienza sul campo che mi ha consentito di essere considerata una esperta. In realtà sono solo molto curiosa di una cosa che mi appassiona, e ne ho intuito le potenzialità soprattutto per il miglioramento della qualità della vita. Non pago più le bollette facendo la coda alle Poste da anni 🙂 Ho trovato altri come me, fra cui il mitico Piero Paolicelli, che mi hanno introdotto ad altri mondi, open data, coderdojo, etc. Siamo tutti molto fieri di aver contribuito a questa spinta digitale in Basilicata.
 
R. Quanto pensi sia importante il “tocco femminile” in questa rivoluzione?
I. Moltissimo. Il digitale può migliorare la vita delle persone, usandolo con attenzione e buon senso, e molta concretezza. Tutte caratteristiche proprie delle donne!
 
R. Cosa, secondo te, c’è da fare ancora affinché anche in Basilicata e in Italia sia colmato il gap digitale che ci distingue un po’ dal resto del mondo?
I. In realtà in Basilicata non credo manchino cose diverse da quelle che mancano più o meno in tutte le zone periferiche d’Italia, e forse non solo in quelle: la penetrazione capillare dei sistemi digitali fra i cittadini comuni. Moltissimi di noi utilizzano già sistemi digitali per incombenze minime della vita quotidiana: pagare le bollette, prenotare un treno o un albergo, iscrivere a scuola i propri figli, vedere amici lontani, fare riunioni di lavoro a distanza, etc. Ma tanti, soprattutto fasce anziane della popolazione, sono tagliati fuori (e tremo al pensiero di quando sarò IO, quella anziana tagliata fuori) 😀
Sarebbe utile avere scuole di alfabetizzazione digitale, una sorta di “Non è mai troppo tardi” che insegnò a molto italiani a leggere e scrivere. Sono stati fatti degli esperimenti, ma non mi sembra abbiano sortito grandi effetti.
 
R. Ormai in molti ti conoscono per il tuo impegno all’interno della grande macchina organizzativa di Matera 2019. Quand’è scattata la scintilla che ti ha fatto innamorare di questo progetto?
I. Sono stata cooptata da Rossella Tarantino, con la quale avevo già lavorato al progetto Visioni Urbane, e quindi avevo una certa sensibilità, oltre che una mappatura della scena creativa lucana. Avevo già lavorato anche con Alberto Cottica, con il quale si è creata una sintonia molto radicata, su modi e tempi di lavoro, su obiettivi da raggiungere e sul modo col qual raggiungerli. Io ho imparato moltissimo, non a caso lo chiamo “maestro” (facendolo innervosire) 😀 La scintilla è scattata quando ho iniziato a occuparmi di community, e ho capito quale era la mia vocazione: tessere reti, unire nodi, unire puntini, gestire e coordinare discussioni per arrivare ad un qualche obiettivo. Da lì, il progetto mi ha fatto totalmente innamorare.
 
R. Che cos’è per te Matera 2019?
I. Una gigantesca occasione per tutti di mettersi in gioco e uscire dalla zona comfort, sperimentarsi, fare cose diverse, incontrare, ascoltare, capire cosa accade al di là del nostro orticello. Imparare nuovi modi di lavorare, e sperimentarli sulle proprie passioni. Una occasione unica, ed irripetibile. Se la sprechiamo a fare stupide polemiche, passerà e resteremo con in mano solo rimpianti.
 
R. In fase di candidatura sei stata una delle coordinatrici della community digitale di Matera 2019, progetto di cui ora ti occupi a pieno titolo nel virtuoso percorso che sta conducendo il territorio al traguardo dell’anno da Capitale. Quanto ritieni importante questo esperimento?
I. É fondamentale. Perché la rete per sua natura connette persone diversissime fra loro per età, cultura, provenienza geografica, modo di interagire, mestiere e competenze. Ed è esattamente da questi incontri che nascono le contaminazioni, e si capisce che un problema può essere risolto in un modo totalmente inedito, se lo guarda un ingegnere piuttosto che un poeta, o viceversa. Questo purché ci sia poi qualcuno che fa sintesi di una discussione, e media, e propone una soluzione. É la grande lezione di Fabrizio Barca. Chi è capace di attivare una ampia discussione su un problema, vedere le soluzioni inedite proposte, e poi fare sintesi, dice Barca, quello è un leader.
E un leader vero, mi ha detto una volta un amico in gamba, non è quello che comanda, ma quello che fa nascere altri leader.
 
R. É vero che è diventato una sorta di case history anche per altre realtà?
I. Siamo andati a presentare la nostra community in vari contesti nazionali, vincendo perfino qualche premio. Certo ha funzionato, la nostra community, se è vero che appena la abbiamo riaperta in vista del 2019 sono fioccate le richieste di iscrizioni e i progetti proposti. Sta accadendo in questi giorni, ed è una cosa che ci riempie di soddisfazione, come se ci avessero aspettato al varco. Vuol dire che il “metodo community” aveva lasciato un buon ricordo.
 
R. Altri progetti ambiziosi che sostieni e porti avanti?
I. Ho portato nella mia città le cose che ho imparato a Matera durante il percorso di candidatura. Mi è piaciuto molto vedere come i cittadini si sono coagulati intorno ad un obiettivo, e come lo hanno sostenuto, dimenticando anche dissapori e difficoltà di relazione. Ho pensato che la stessa cosa potesse fare bene alla mia città. Quindi ho costituito una associazione con pochi amici fidati, e abbiamo lavorato per mettere in piedi un comitato per candidare il ponte Musmeci, che è un bellissimo monumento della mia città, a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Una sfida complicata, e non ci importa se va davvero in porto. Ci importa che si lavori insieme, che si crei appunto una comunità coesa intorno ad un obiettivo comune molto alto. In parte sta già accadendo.
Nel frattempo, abbiamo portato a Potenza per la prima volta due format internazionali: il TEDx e il Poetry Slam. Due risultati di cui andiamo molto fieri.
 
R. Se dovessi dare un consiglio a chi si vuol approcciare oggi al mondo del digitale, cosa consiglieresti?
I. Di partire dalle cose che lo appassionano. Che sia fare parte di un gruppo di fan di Jovanotti, che sia scrivere, che sia occuparsi di news o che sia contattare amici lontani. Poi, piano piano, il raggio di azione si allarga, e con un minimo di buon senso si capiscono anche le trappole della rete e si impara a schivarle.
 
R. Cosa ti aspetti dal futuro di questa regione?
I. Che allarghi i suoi orizzonti. Che esca dalla trappola del clientelismo e impari a camminare con le sue gambe, senza fare anticamera col cappello in mano da nessuna parte. E’ una scelta scomoda, richiede coraggio, ma è l’unica via. C’è un mondo là fuori che aspetta solo noi: la nostra meravigliosa natura ancora in ampie aree selvaggia, il nostro modo silenzioso e sottotraccia di fare le cose belle, la nostra testardaggine contadina. Siamo bravi e dobbiamo gridarlo al mondo.
 
R. E cosa ti aspetti dal tuo futuro?
I. Niente. É tutto da costruire. Così qualunque cosa di minimamente buono accada, è sempre un regalo. E se accadono cose spiacevoli, ce le prendiamo, vada come deve andare.
Domani, come diceva Scarlet O’Hara, è un altro giorno.

The book seeker, nella rete dei libri

Mariateresa ha 31 anni, quando la incontro un venerdì mattina nella sala relax del Comincenter, dopo alcuni brevi messaggi scambiati sui social, porta al collo un bellissimo ciondolo che rappresenta il mondo, indossa un maglione rosa antico, ha gli occhi e le labbra truccate in modo leggero ed elegante. Ispira subito delicatezza e pure intraprendenza,  precisione,  intelligenza profonda, curiosità estrema.

Chiacchierando, scopriamo che, come me, ha origini montesi ma che ormai da più di 18 anni vive a Matera. Laureata in Scienza della Formazione primaria è una lettrice onnivora, e  da buon sagittario è una grande  “cercatrice”. É stato proprio  un verbo associato  al suo segno zodiacale in un articolo inglese, ad ispirarle il suo nickname per il suo blog letterario e per il suo account instangram, The book seeker.

Spulciando su quest’ultimo ti rendi subito conto che le recensioni dei libri che propone sono assai eterogenee.

Da dove nasce la tua passione per la letteratura?

Sono nata in un ambiente colto, sono stata immersa nella cultura cinematografica e in quella  letteraria da sempre. Sono nata e mi hanno messo in mano libri e fumetti. Mia madre è un’insegnante e mio padre ha una cultura molto vasta soprattutto  nel mondo cinema. Per me questa passione è stata qualcosa di naturale.

Cosa ti ha spinto a condividere questa passione con gli altri attraverso i canali digitali e social?

Come percorso è nato principalmente su YouTube, ho iniziato a fare recensioni attraverso quel canale. Avevo ripreso a leggere più assiduamente e avevo la necessità di parlare dei libri che leggevo. Da autodidatta avevo già imparato ad usare Photoshop e altri programmi di montaggio video. Tuttavia per mancanza di tempo mi sono dovuta fermare e mi sono spostata sul blog, che è un po’ più veloce da gestire e da lì oggi si ramificano  tutti gli altri account  social.

Tra tutti i social quale ritieni sia quello che arriva con più facilità al pubblico del web?

Sicuramente Instagram, perché l’immagine è più immediata, cattura di più l’attenzione soprattutto se è accattivante e se curi la presentazione e  mi diverto un sacco ad orchestrare la composizione  delle foto. Ho una reflex, conosco poco la tecnica ma punto soprattutto sul gusto estetico.

Attualmente puoi considerare questa tua attività una passione o un lavoro?

É una passione, anche se ho avuto dei contatti con delle case editrici, che mi hanno mandato su mia richiesta dei testi. Certo, mi piacerebbe che lo diventasse. Leggo ciò che mi va e in qualche caso recensisco autori emergenti.

Quali sono i  tuoi autori preferiti?

Stefano Benni, lo seguo da sempre e Camilleri, autore che mi ha fatto conoscere mio padre. Ho sempre avuto una passione sia per la linguistica che per l’evoluzione delle lingue e le diverse differenze tra i dialetti. In questo momento sto leggendo un libro edito da Adelphi  che si chiama  Epepe  che ha come tema l’incomunicabilità.

Quali sono i futuri sviluppi legati al tuo blog?

Tra i miei progetti c’è l’idea di coinvolgere locali della città, chiedendo loro se ci sono dei libri che li hanno ispirati, mi piacerebbe raccontarne, unendo quindi l’ aspetto turistico a quello  culturale.

Ci sono aneddoti che ti sono capitati legati al blog o persone interessanti conosciute?

Tra tutte la realtà quella di Nativi digitali è una tra le più interessanti che ho conosciuto. Pubblicano soprattutto  esordienti . Ho scoperto anche chicche pubblicate da case editrici piccolissime, o addirittura auto-pubblicate, e tramite il blog ho scoperto che il padre di un mio amico ha aperto una casa editrice. La rete nasce commentandosi, leggendosi a vicenda, ci si ingrandisce così.

Esistono delle comunità virtuali di bloggers?

Ho trovato più amichevole la comunità di YouTube, avevano creato un gruppo su Facebook, si scambiavano opinioni e si stringeva amicizia più facilmente. I blog li trovo un po più freddi.

Si può influenzare attraverso un canale social la lettura di un libro?

Di solito i followers hanno già uno spirito critico, che si sono creati autonomamente con la lettura. Puoi influenzare i quattordicenni magari legati ancora ai Best Sellers del momento,  ai quali puoi proporre un altro tipo di lettura, sempre con molta cautela.

Lo scambio sul web è proficuo?

Sì, certo mi arrivano un sacco di consigli, con alcuni blogger abbiamo un bellissimo scambio.

Ci sono passioni collaterali che ti ispirano?

Tutto, qualunque quadro io guardi, qualunque film io veda, questo può fornirmi uno spunto, può ispirarmi.

Tieni in particolare a  veicolare un messaggio?

Innanzitutto una cosa che cerco di far passare sempre è di smetterla con lo stereotipo del lettore solitario, complessato, triste, dimesso, sfigato e pure allo stesso tempo di quello speciale che legge un sacco. Siamo persone normali, possiamo interessarci a cose frivole e avere una vita sociale normalissima. Ciò che tengo a difendere spesso sono le sfumature. Non bisogna mai vivere a compartimenti stagni e soprattutto avere della cultura un’idea di freschezza, arricchimento e libertà.

L’ultimo libro che hai letto?

Donne in fuga”  con il sottotitolo vite ribelli nel Medioevo, è un breve saggio di una docente universitaria che dall’esame di carte processuali e notarili, ed epistolari ha ricostruito vicende di donne vissute nel medioevo, le quali  vite sono tutte collegate dalla fuga. Essere donna nel Medioevo significava essere donne in fuga e ribellarsi a qualcosa, dalla ribellione più piccola a quella estrema come il suicidio, per uscire da situazioni insostenibili, come un matrimonio di costrizione,  un marito violento e ostile.

 

 

#SocialGnock – un bar virtuale per donne reali

Ho scoperto questo gruppo Facebook di recente e me ne sono follemente innamorata.

Ci trovo dubbi amletici e sogni nel cassetto, richieste che rasentano la follia e risposte a quesiti di vario genere.

É quel luogo che vorresti avere sotto casa, un bar, dove andare in pigiama appena sveglia o appena rientrata dal lavoro per farti uno spritz con le amiche e sapere che c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti!

Ma cos’è #SocialGnock?
#socialgnock è una community fatta di donne che per lavoro o divertimento vivono quotidianamente la folle vita dei social network. Tra un pin e un tweet, un post e un tag #socialgnock è una vera e propria piazza dove potersi ricaricare e farsi semplicemente una risata, potersi raccontare in completo relax (dal tacco all’infradito) e naturalezza (niente photoshop). Siamo le nuove “comari del web”, ci piace parlare e condividere con rispetto ciò che pensiamo e viviamo, con chi incontriamo con una consapevolezza: tu non ti senti #socialgnock, tu sei #socialgnock da sempre (solo che fino a oggi non lo sapevi!).

Le regole di ingaggio sono precise e rispettatissime, come è giusto che sia in un gruppo Facebook che conta più di 8.000 membri e se qualcosa non va arriva il #teamciao – sempre per mantenere alta la simpatia – e “zanzan” al tuo post!

Ci ho ritrovato tante donne fantastiche: amiche, ex-colleghe dell’università, colleghe di lavoro e web-amiche, mamme e single incallite, professioniste affermate e aspiranti tali; tutte accomunate da un’unica passione.

L’altra cosa interessante è che in questo gruppo non ci sono giudizi né insulti, come spesso capita in altri, ma ogni cosa si accoglie e si condivide e tutte sono pronte a dare consigli e spunti utili e a mettere a disposizione la propria rete di contatti.

Insomma, #socialgnock è un po’ il gruppo Whatsapp che non devi silenziare, anzi!

[Immagine cover del gruppo Facebook realizzata da Marlene Miele]

 

 

 

Essere donna oggi, grazie Elio!

Ultimamente ascolto parecchio Elio e le storie tese, sarà che si stanno sciogliendo e mi viene un po’ di attaccamento nostalgico, e un pezzo del lontano ’92 – e io avevo appena 8 anni – fa così

“…Essere donna oggi,
aspirare al ruolo che la storia ti deve:
quello di simpatica,
paciosa, imprevedibile
nocchiero di un veliero proiettato
verso il mare del duemila…”

E ogni volta che lo ascolto penso a cosa significa essere donna oggi e cerco sempre di ispirarmi a modelli di donne brillanti, intelligenti, caparbie e determinate e la mia ultima ricerca mi ha portata a questi 3 nomi, o meglio a queste 3 donne.

Valentina Sorgato, Francesca Benati e Silvia Candiani e voi vi starete chiedendo “Ma chi sono?”

Sono nell’ordine il Direttore generale di SMAU, la General Manager di Amadeus Italia e la General Manager Italia di Microsoft.

Sì tecnologia a tutto spiano, quel fantastico mondo dove solitamente ci immaginiamo una serie di nerd occhialuti e prettamente di genere maschile.

E invece a guidare tutto questo ci sono 3 donne che hanno fatto carriere brillantissime, cambiando lavori e percorsi e costruendo un personal branding di tutto rilievo.

E allora lasciatevi ispirare anche voi, guardate i loro profili Linkedin e studiate a menadito le loro carriere per scoprire che essere donna oggi può essere una grande fortuna!

Valentina Sorgato – Direttore generale di SMAU

Francesca Benati – General Manager at Amadeus IT Group

Silvia Candiani – Country General Manager Microsoft Italia at Microsoft

Etica, creatività e Instagram: gli esempi di Bebe Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham.

Premessa: partiamo dal presupposto che quest’articolo non è una denuncia contro il mondo dei social e neanche un modo per tediarvi o scandalizzarvi. E no, non è neanche la base per la sceneggiatura di una nuova puntata di Black Mirror 😉 Si tratta di una semplice riflessione su come sopravvivere virtuosamente nel e al mondo di Instagram, distinguendoci si, ma senza troppe pippe mentali.

Secondo recenti studi, molti utenti (soprattutto adolescenti) che utilizzano Instagram sarebbero soggetti a turbamenti psicologici causati dall’ansia da prestazione social.
Pare che questo fenomeno non sia semplicisticamente attribuibile solo al numero dei follower e ai cuoricini ricevuti per pic pubblicata, ma che anche la tipologia di contenuto influisca sulla percezione di una realtà spesso troppo “perfetta” e che induce a metodi di confronto tra persone e situazioni assolutamente distorti e lontani dalla verità.

Contenuti fotografici visibilmente costruiti senza apparenti spiegazioni, causerebbero preoccupanti emulazioni per raggiungere il grado di perfezione anelato.

Anche a costo del proprio modo d’essere.

Spesso queste considerazioni sfociano in sconfortanti e fallimentari tentativi di mostrarsi e mostrare le proprie esistenze per quelle che non sono e non si vivono realmente, provocando bassa autostima e, nella peggiore delle ipotesi, addirittura patologie depressive. Si tende ad essere, purtroppo, quello che non si è, dimenticando che:
1) la fotografia è nata come un’arte capace di raccontare la realtà, la verità e la bellezza dell’essere in quel momento;
2) Instagram è stato pensato per condividere la spontaneità dell’attimo (ok, si è evoluto, ma non ci dimentichiamo le basi).

Molti utenti, infatti, vivono un costante sdoppiamento di personalità, con conseguenze molto spesso infelici, appunto, sulla vita vera. Nell’angolo della propria esistenza off line ci si arrovella sull’irrefrenabile voglia non solo di piacere a tutti i costi, ma anche di essere considerati dei leader perfetti. Con buona pace della spontaneità e dell’essere se stessi.

Ma perché fossilizzarsi così inutilmente su questi futili aspetti, quando il business o il personal branding non sono il fine ultimo dell’utilizzo di Instagram?

Questo dato allarmante apre molte riflessioni su di un sistema complesso d’interpretazione della realtà off line, assurdamente contaminata da quella espressa on line. Molti vogliono essere influencer subito, desiderano ardentemente essere seguiti e osannati, non mettendo al centro le proprie sensazioni e la qualità di una foto, ma solo il consenso.

I cosiddetti “Millennials” (ovvero i ragazzi nati tra la fine degli anni ’80 del Novecento e il nuovo millennio) sono quelli più toccati da questa tendenza alla comparazione e alla perfezione perché posseggono tutti i mezzi per confrontarsi con il resto del mondo, ma il fenomeno è in preoccupante aumento, arrivando a non avere un’età precisa di manifestazione e conducendo a un isolamento in mondi finti, costruiti e per niente realistici. E anche poco interessanti da osservare, sinceramente.

Ecco perché è buona norma, nello sconfinato web e tra circa 800 milioni di utenti attivi su Instagram, non solo realizzare foto di qualità, emozionali e giudicabili su basi espressamente estetiche (piace o non piace perché è una bella immagine o è un’immagine forse un po’ più “bruttina”, ma capace di raccontare un momento pieno di emozioni), ma anche iniziare a non farsi troppi problemi, curando sì l’estetica, il metodo e la tecnica, ma anche l’etica e il cuore, rimanendo se stessi, cercando di essere spontanei.

Ed ecco perché scegliere con cura dei modelli e dei profili da seguire, che siano portatori di principi etici e che inducano, con semplicità, alla riflessione su tematiche importanti e che esulino un po’ dall’essere e dell’apparire per forza “fighi”, è molto importante per trarne la giusta ispirazione.

A volte, l’imperfezione o quella ritenuta tale dai cliché, se rappresenta una nostra peculiarità e può servire anche da esempio per qualcuno o rappresentarci per quello che siamo realmente, è l’obiettivo a cui tendere per sviluppare senso critico e fare un buon lavoro di condivisione. Per sentirsi bene. Per comprendere che la vita non è racchiudibile in una gallery e che, se proprio vogliamo condividere il nostro mondo con il resto dell’umanità, non dobbiamo fossilizzarci sull’improbabile.

Anche se entriamo per un attimo nel settore del personal branding trattandosi di donne famose per quello che fanno e sono, tre profili etici da cui lasciarsi ispirare e che incarnano bene questi ultimi concetti sono quelli di Beatrice Vio, Victoire Dauxerre e Ashley Graham, ognuna con una sua storia di partenza e ognuna con una sua storia da raccontare e in continua evoluzione. Per questo non indicherò numeri di follower o di cuoricini in particolare, ma solo il perché seguirli. In semplicità e come se fossero le amiche della porta accanto.

@bebe_vio

Tra sport, lavoro, eventi e cause, Bebe Vio, al secolo Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, detta Bebe, schermitrice e conduttrice televisiva italiana, campionessa paralimpica e mondiale in carica di fioretto individuale e simbolo reale dello sport per tutti, è un modello molto positivo da seguire sui social.
Il racconto per immagini della sua vita professionale si alterna e incastra bene tra momenti vissuti in famiglia e piccole gioie quotidiane, attivismo nel campo delle pari opportunità e promozione di sani principi. Sempre con il sorriso sulle labbra e sempre mostrando la sua realtà.
La semplicità con cui ci coinvolge nelle sue azioni è una grande botta di vita: la fortuna ognuno se la costruisce da se quando comincia ad apprezzare la normalità e la bellezza dell’esistenza per quella che è e soprattutto se si parte da una terribile e segnante esperienza che, presa di petto (pur non senza difficoltà), aiuta a rinascere, a migliorarsi senza pretendere di essere altro, a pensare che “la vita è una figata” (cit.).

@victoiredauxerre

Ex modella adolescente e anoressica recuperata in tempo all’ultimo stadio della malattia, la francese Victoire Dauxerre con la sua battaglia contro l’eccessiva magrezza e rigidità sul tema delle taglie mignon nel mondo della moda, ha fatto si che in Francia la sua esperienza non solo fosse ascoltata, ma che servisse alla costituzione di una legge contro un fashion system che vuole degli appendiabiti pelle ed ossa sulle passerelle (molto, ma molto lontani dalla realtà vera).
Con frasi e racconti per immagini che mirano tutti nella direzione motivazionale ad accettarsi anche con i propri difetti, la Dauxerre ogni giorno (o quasi) incoraggia i follower e, soprattutto, i suoi coetanei a non scendere a compromessi che mettano in serio pericolo la propria salute (fisica e mentale). “Il primo passo per diventare ciò che vuoi è avere il coraggio di rigettare ciò che non vuoi essere.” (cit.). E ha ragione. Proviamoci.

@theashleygraham

Un po’ come la Dauxerre, Ashley Graham è la paladina della lotta al sistema delle modelle scheletriche. Lei, infatti, è una modella “curvy” che non ha mai nascosto la sua propensione a una vita sana, ma solo per una sua soddisfazione personale e per la sua salute. Non si è mai negata a scatti che mettessero in luce cellulite e imperfezioni fisiche e nulla le si può dire, tranne che non sia bellissima nella sua spontaneità. “A volte mi sveglio e penso ‘Sono la donna più grassa del mondo’. Ma tutto dipende da come gestisci quei risvegli. Io mi guardo allo specchio e ripeto delle semplici frasi: ‘Sei coraggiosa. Sei brillante e sei bellissima.’” (cit.). E come darle torto?

E ora, veniamo a noi. A questo punto non ti resta che fare 5 semplici cose: pensa, prepara, scatta, condividi e interagisci. +2: osserva e rimani te stesso. Buono scatto a te!

Per approfondire su quanto i social influiscano sulle nostre vite, ecco uno spunto: http://bit.ly/2D4hxm7

Se ti va di seguirmi su Instagram, cercami: sono @robdrusilla

ILARIA BARBOTTI: testa, cuore e creatività dentro e oltre Instagram Italia

Instagram è l’app del momento, utilizzata in egual modo sia dai giovanissimi che dagli adulti per condividere i propri istanti e le proprie emozioni, ma anche, e sempre più spesso, come new media strategico da chi lavora nel mondo della comunicazione digitale e del web marketing, con risultati straordinari quando le community che si creano intorno a un canale o utente specifici rispondono bene (perché si sta lavorando bene, ndr).
 
Molto spesso Instagram è servita – e serve – anche per raccontare luoghi e posti meravigliosi tramite gli occhi di abitanti locali o di passaggio; per stabilire nuovi link; per creare progetti; per lasciarsi ispirare; per valorizzare quanto di bello c’è. Per fare rete e storytelling, insomma. E tutto a portata di app (ma non senza strategia, ovvio 😉 )
 
 
Un esempio virtuoso in merito? 
IgersItalia, la community ufficiale di Instagramers italiani.
 
 
IgersItalia “è l’unica community riconosciuta a livello nazionale e internazionale ed è parte del movimento mondiale Instagramers, fondato da Philippe Gonzalez nel gennaio 2011 a Madrid. I gruppi di Instagramers nel mondo sono oltre 500 e in continua crescita. In Italia sono presenti 100 Community animate da circa 300 Community Manager a livello regionale e provinciale” (fonte https://instagramersitalia.it)” e IgersItalia è proprio il collante che unisce le singole community sparse su tutto il territorio (in Basilicata ve ne sono ben tre, una regionale @igersbasilicata, e una per capoluogo, @igersmatera e @igers_potenza – le prime due mi vedono, per la cronaca, nel ruolo di regional e local manager), impegnate nel racconto collettivo on e off line del Bel Paese, con tantissime iniziative tutte da vivere e condividere.
 
Fondatore e Presidente dell’Associazione omonima è, dal 2011, Ilaria Barbotti*, marchigiana classe 1983 e digital PR, di quelle a marchio originale.
 
 
Qual è la sua esperienza? E la sua opinione sulle donne e il digitale?
Scopriamolo insieme in quest’intervista.
 
 
R. Ciao Ilaria. Chi ti conosce già, sa che sei un vulcano in eruzione di idee e progetti. Ma, se dovessi presentarti in breve, come ti definiresti in tre aggettivi?
I.  Curiosa, appassionata, sensibile.
 
R. Chi meglio di te conosce il mondo Instagram! Come lo descriveresti per presentarlo a chi non usa quest’app o non la conosce ancora?
I.  Instagram è un social network che ti permette di esprimerti con la fotografia e connetterti con centinaia di persone vicine a te o anche molto lontane ma che hanno qualcosa in comune con te. È anche una piattaforma per lavorare e consente a tanti di iniziare una carriera professionale.
 
R. Nel 2011 hai deciso di fondare la community Instagram in Italia. Come è nata l’ispirazione?
I. L’ispirazione è sempre stata la fotografia in primis e poi i social media. Unendo entrambi non potevo che imbattermi su Instagram e così è stato. Da subito amore e passione per questo social. Nel 2011 eravamo pochissimi in Italia e questo ha contribuito a farmelo apprezzare e comprendere di più dagli esordi.
 
R. E dal 2011 in poi? Attualmente sei Presidente dell’Associazione Igers Italia e hai praticamente visto crescere questo “fenomeno”. Ti va di raccontarcene l’evoluzione?
I. All’inizio era una pura piattaforma di photo sharing e molto americana. Con gli anni, con la crescita numerica e geografica dell’app e l’evoluzione e le funzionalità aggiunte di anno in anno, si è trasformata in una piattaforma di influencer marketing e di business per creatori di contenuti ed aziende. Convivono comunque ancora oggi con questo lato business, alcune realtà slegate da questo ambito e che fanno promozione del territorio italiano in tutte le sue forme e della fotografia senza finalità di lucro. IgersItalia lo fa, come ricordi tu, dal 2011. 
 
R. Relativamente al mondo Instagram (ma non solo), si parla tanto di influencer, cuoricini, numero dei follower e bot. Cosa ne pensi?
I. Come accennato, Instagram è ad oggi la più importante piattaforma su cui si fa influencer marketing. Nel futuro sarà così ancora per qualche anno, con sempre evoluzioni e cambiamenti come, ad esempio, l’ultimo legato alle Stories e ai video effimeri che stanno andando forte, quasi più delle fotografie.
Riguardo ai numeri, ai like, ai cuoricini, ovviamente questi sono dati numerici e quantitativi che servono a misurare il valore di quello che si condivide su Instagram. C’è però tutta la parte legata alla qualità e soprattutto all’etica che non vanno sottovalutati e che, anzi, sono per me fondamentali e primari quando si lavora e si coinvolgono persone nei progetti.
 
R. E cosa ne pensi di chi utilizza “trucchetti” non proprio “onesti” per aumentare la propria digital reputation?
I. Chi fa uso di pratiche di black-hat, come acquisto di like o follower o acquisto di profili, oltre che violare le policy di Instagram e, quindi, rischiare di vedere cancellato il suo profilo, viola anche regole di buon senso ed etica oltre che professionalità e, almeno per me, sono non professionali. Personalmente non collaboro con chi fa uso costante di questo tipo di pratiche e lo ritengo grave e dannoso per l’intero sistema e soprattutto per chi lavora bene e seriamente. Ci rimettiamo un po’ tutti quindi sarebbero comportamenti da segnalare sempre con i dovuti modi e metodi.
 
R. Oltre Instagram, c’è molto di più. Sei una Digital Marketing Consultant e PR. Come descriveresti il tuo lavoro e com’è la vita di una – sintetizzando – digital PR?
I. Nel quotidiano creo e coordino progetti digitali, mettendoci testa e cuore e creatività. Mi definiscono una Digital boutique agency perchè lavoro in maniera sartoriale per ogni cliente, cercando di proporre sempre progettualità nuove, innovative e diverse da quello che vedo ogni giorno on line. Negli anni mi sono creata anche una ampia e varia rete di partner e collaboratori con cui lavoro molto bene.
Conto, comunque, come disse qualcuno di famoso a tentare di ” realizzare cose che mi sembrano oltre la mia portata” 😉
 
R. Quando hai compreso che questo era il settore nel quale investire la tua carriera?
I. Sin da subito, con i social da sempre, dal 2007 da quando mi sono laureata ed ho iniziato a lavorarci in agenzia. Con le PR “inconsciamente” l’ho sempre fatto per vocazione personale, lavorativamente parlando mi sono dedicata solo a questo dal 2012 in poi.
 
R. Il tema di questa rubrica tocca, anche, il rapporto tra Donne e digitale. Cosa ne pensi? 
I. Conosco tantissime donne che lavorano nel digitale e ne stimo diverse, alcune sono anche fonte di ispirazione per me per la loro immagine e creatività sempre sul pezzo e nuova.
Credo che le donne hanno un grande potenziale umano e professionale e possano fare la differenza anche nel mondo digitale italiano.
 
R. Il mondo del digitale è alla portata di tutti, ma non per tutti. Quanto contano sensibilità personale, esperienza e formazione?
I. Sono fondamentali, tutti e tre! Per fare carriera e per crescere bene. Senza esperienza non si può dire di conoscere un settore o un mercato, senza sensibilità rischiamo scivoloni o figuracce che possono segnare la tua carriera, la formazione per noi è costante e quotidiana con tutte le evoluzioni che il digitale porta con se, daily 😉
 
R. Qualche consiglio da dare a chi sta muovendo i primi passi in questo settore?
I. Se vuoi fare la Digital PR freelance o in agenzia, devi conoscere molto bene questo mondo: social media, blogger, influencer, instagramer, youtuber e via dicendo. È un modo ampio e diversissimo, ogni contesto ha le sue metriche e variabili. Instagram è diverso da un blog, come è diverso da Youtube. Di base non cambia, almeno per me, il conoscere realmente persone che non sono sono un contatto sulla rubrica o su Facebook, ma qualcosa di più. Quindi: conoscenza del contesto, conoscenza delle persone che lo popolano e ascolto costante di cosa sta cambiando e della direzione verso cui si sta andando.
Se vuoi fare il content creator devi essere bravo a creare contenuti che abbiano qualità e un valore, devi raccontare storie e specializzarti in uno specifico settore, evitando di buttarti nel marasma o in un mercato saturo.
 
R. E, ritornando a Instagram: qualche trucchetto utile per rendere cool un account?
I. Condividere poco, 2-3 volete a settimana, in questo periodo aiuta ad aggirare l’algoritmo. Condividere solo contenuti di qualità, anche short video se sapete farli bene, usare moto le Stories – ma solo per far vedere cose “cool”, non la vostra vita quotidiana sul divano o in pigiama 😉 a meno che non siate super Chiara Ferragni!
 
R. Se dovessi osare un confronto tra l’Ilaria che eri e l’Ilaria che sei oggi, cosa ci diresti? Modificheresti qualcosa nella tua crescita personale e professionale?
I. Forse trascorrerei più tempo a studiare all’estero e a lavorare a Milano o in altre capitali europee come Berlino o Londra, in contesti più stimolanti e creativi… ma poi la vicinanza al mare del Conero.. spesso mi fa dimenticare il business in senso stretto 😉
Se potessi tornare indietro forse farei ancora più viaggi perchè per me sono fonte di ispirazione costante e di arricchimento.. ma per questo c’è sempre tempo! Next stop Hong Kong!
 
R. Progetti per il tuo futuro?
I.  Il mio secondo libro, appena chiuso, che uscirà nel 2018 sempre col mio editore di fiducia, Hoepli, che parla di quello di cui mi occupo ogni giorno: Instagram, evoluzione del mercato, Influencer marketing ed etica.
Nel 2018 mi dedicherò a creare progetti innovativi che uniscono più piattaforme e diverse competenze per alcuni brand con cui lavoro già e che amo molto, lato automotive e travel. 
Stiamo infine pensando anche ad una evoluzione dell’Associazione Igersitalia verso temi formativi e istituzionali.
 
 
Per seguire Ilaria su Instagram:
@ilarysgrill
 
** Per seguire le community nazionali e lucane:
@igersitalia 
@igersbasilicata
@igersmatera
@igers_potenza
Per saperne di più sul primo libro edito da Hoepli e a cura di Ilaria, clicca qui: Instagram Marketing
Se vuoi seguirmi su Instagram, cercami, sono @robdrusilla
 
 

Tutte le donne del mio 2017

Oggi compio 33 anni e ogni anno mia mamma, mentre prepara la mia torta, racconta di quanto nevicava quel 26 dicembre e io ogni volta mi emoziono e faccio un resoconto di quello che l’anno appena trascorso ha portato, tolto, cambiato.

Quest’anno sono successe tante cose di cui essere felice e grata.

Ma la cosa più importante di questo 2017 è stato scoprire quanto valore hanno le persone che mi circondano, in particolar modo le donne che fanno parte della mia vita.

Mi sento così fortunata di aver incontrato donne forti e coraggiose, timide ma tenaci, schive e caparbie.

A quelle che hanno bimbe ribelli

A quelle sognano di averne

A quelle che pianificano viaggi avventurosi

A quelle che sognano in grande

A quelle che cercano la strada per essere felici

A quelle che prendono il coraggio a piene mani

A quelle che seppure hanno paura non si tirano indietro

A quelle che lavorano duro

A tutte le donne che conosco voglio dire grazie, grazie per non mollare mai.